Haifū Yanagidaru , un’antologia di vecchi senryu

karai_senryu

Tratto dal libro “Quando Edo rideva” a cura di Valeria Simonova-Cecon.

Haifū Yanagidaru (誹風柳多留, lett. botte di salice in stile haikai) è un importante fenomeno della letteratura popolare giapponese del periodo Edo, un’antologia che viene considerata la culla del genere ora chiamato senryū.  Nel Settecento nella città di Edo (odierna Tokyo) diventano particolarmente popolari i cosiddetti concorsi di versi in stile haikai, chiamati maekuzuke (前句づけ, “aggiungere al verso precedente”).  In questi concorsi dall’organizzatore veniva composto un verso breve, di 14 sillabe (2 segmenti fonetici di 7 e 7 sillabe o, scientificamente parlando, more giapponesi), a cui bisognava aggiungere un verso lungo di 5, 7 e 5 sillabe. Vediamo un esempio: Il verso di 7/7 sillabe chiamato maeku, o ‘verso che precede’:

切りたくもあり切りたくもなし
kiritaku mo ari kiritaku mo nashi

vorrei uccidere
ma non vorrei uccidere

Il verso di 5/7/5 sillabe chiamato tsukeku, o ‘verso che segue’:

盗人を捕えてみればわが子なり
nusubito o toraeru mireba waga ko nari

catturando il ladro
ho scoperto che era
mio figlio

Il più famoso organizzatore e giudice (dal 1757) dei concorsi maekuzuke era Karai Hachiemon, conosciuto sotto lo pseudonimo di Karai Senryū. La partecipazione avveniva spesso mediante alcune case da tè, a Edo, dove l’autore poteva lasciare i suoi componimenti assieme a una tariffa assai salata (la partecipazione era a pagamento) che veniva raccolta e trasmessa a Karai. Dopo aver fatto la selezione, Karai esponeva dei grandi “schermi” (kawaraban) dove erano pubblicati i migliori ‘versi lunghi’, scelti assieme ai ‘versi brevi’, proposti dallo stesso Karai. I nomi veri degli autori delle strofe, invece, non venivano indicati. L’anonimato era tradizionale per i concorsi di questo tipo perché, nonostante la loro enorme popolarità, erano considerati poco nobili e non adatti ai rappresentanti dell’alta classe dei samurai, oppure ai membri di scuole haikai di alto rango e tenore. In realtà, le persone di alto ceto sociale partecipavano ai concorsi, ma preferivano farlo di nascosto, anonimamente. L’anonimato tradizionale, oppure l’uso di pseudonimi, risultava molto utile. Lo pseudonimo usato per scrivere haikai si chiamava haimyo (俳名), e si crede che a Edo in quel periodo lo haikai fosse talmente popolare che un abitante ogni sei in città avesse un proprio haimyo.

Un amico e collega di Karai, chiamato Goryōken Arubeshi, decise poi di selezionare, tra i versi vincitori scelti da Karai, i versi migliori che potessero essere capiti anche senza il loro maeku, il ‘verso che precede’, e di pubblicarli separatamente. Così, nel 1765, uscì il primo volume della Haifū Yanagidaru, dove su 43 pagine sono pubblicati 756 tsukeku, o ‘versi che seguono’, senza i loro maeku. I versi erano collocati in maniera tradizionale: scritti in una riga sola, dall’alto al basso, molto vicino l’uno all’altro.  Entro la morte di Karai, nel 1790, furono pubblicati ulteriori 23 volumi dell’antologia. I versi di questi 24 volumi, tutti scelti prima da Karai e poi da Goryōken (che poteva anche modificarli, in modo da farli diventare più indipendenti dai loro maeku), nel periodo della loro pubblicazione venivano più comunemente chiamati versi di haikai (oppure di zappai – il nome che davano ai versi in stile haikai di profilo più basso) scelti da Karai Senryū, mentre ora vengono chiamati dagli studiosi ‘kosenryū’ (古川柳, lett. vecchi senryū). Tutti i versi di questi primi 24 volumi sono dei tsukeku, creati apposta per i concorsi maekuzuke. Ancora pochi anni dopo la morte di Karai la tradizione di questi concorsi era viva, ma dal 1804 venne definitivamente abbandonata, e i versi che prima venivano scritti come risposta a un distico iniziale cominciarono a essere scritti autonomamente, nella loro struttura 5/7/5. La pubblicazione periodica di nuovi volumi della Haifū Yanagidaru continuò fino a 1841, e in totale consta di 167 volumi.

Nonostante la partecipazione ai concorsi fosse anonima, le ricerche posteriori ci hanno permesso di conoscere alcuni nomi (purtroppo pochissimi) degli autori. Menzioniamo solo qualcuno di essi: molto probabilmente ci sono versi scritti personalmente da Karai, il quale poteva usare vari pseudonimi; nonostante il mondo della poesia haikai fosse principalmente un mondo maschile (le donne preferivano il waka, la forma considerata più nobile), la moglie di Karai lo aiutava molto nel suo lavoro, quindi anche lei potrebbe essere uno degli autori, come il loro collega Goryōken Arubeshi, il redattore dell’antologia; il proprietario della casa editrice che pubblicò i primi volumi, Hanaya Kyūjirō, era un poeta di haikai e avrebbe potuto contribuire con qualche verso; uno degli autori di rango più elevato era invece Tokugawa Munetake (il secondo figlio dell’ottavo Shogun) che fu anche famoso scrittore del genere waka; inoltre, si contano come possibili autori un daimyo e qualche samurai di alto rango, qualche monaco e un attore famosissimo del teatro kabuki, Ichikawa Danjūrō VII; un altro autore individuato è il famoso pittore Katsushika Hokusai.

Presentiamo qui cinque componimenti tratti dal primo volume dell’antologia.

こわそうに鯲の舛を持ッ女
kowasōni dojō no masu o motsu onna

con tale paura
la donna tiene la piccola
vasca con i cobiti

I cobiti sono dei pesci abbastanza lunghi e sottili, che si muovono molto agilmente (e sono difficili da prendere).

すてる藝はしめる藝にうらやまれ
suteru gei hajimeru gei ni urayamare
la principiante
invidia quella che sta
lasciando il mestiere

Per diventare una vera geisha una ragazza doveva fare un percorso lungo e difficile. Secondo le leggi del mestiere, la geisha non poteva sposarsi. Perciò, se una geisha di propria volontà lasciava il mestiere, significava che stava per sposarsi. Dal punto di vista generale un buon matrimonio era considerato come l’apice della carriera.

役人の子はにぎにぎをよく覚え
yakunin no ko wa nigi-nigi yoku oboe

impara bene
il bimbo dell’ufficiale statale
ad afferrare

Una delle prime cose che impara un neonato è quella di stringere le sue manine per afferrare le cose. L’autore di questo senryū allude al padre del figliuolo, un dipendente statale, abituato a prendere (“afferrare”) le bustarelle.

病上リいたゝく事かくせになり
yamiagari itadaku koto ga kuse ni nari

troppo abituato
ad essere aiutato
il convalescente

Tanto bello stare a letto ed essere accuditi!

國の母生れた文を抱あるき
kuni no haha umareta bun o dakiaruki

culla la lettera
che annuncia la nascita del nipotino
la mamma nel paese

Il figlio ha lasciato il paese natale per lavorare e vivere nella città di Edo. Lì si sposa e ora informa sua madre della nascita di un nipotino. Non potendo prendersi cura del piccolo bimbo, la vecchia madre, ormai nonna, è tanto felice che non riesce a separarsi dalla lettera con la buona notizia.

Immagine: un ritratto di Karai Senryū.

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