“Nella Tasca del Vento”, una recensione di Antonietta Losito

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Il senryū è un genere di poesia giapponese le cui origini sono legate al gioco e concorso poetico chiamato maekuzuke (letteralmente “aggiungere al verso precedente”). In questo gioco, 14 sillabe o morae, suddivise in due segmenti fonetici di 7 e 7, costituivano il maeku (verso che precede) a cui bisognava legare un componimento di 5, 7 e 5 sillabe in modo da creare un’opera coerente spesso incentrata sulla vita quotidiana degli uomini e sulla società. Ufficialmente il senryū nacque nel 1757, in un periodo di grande importanza nella storia del Giappone dopo anni di disordini civili: l’epoca di Edo. Si trattò di un tempo di stabilità politica e crescita economica sotto lo shogunato di Tokugawa, e caratterizzato dalla crescente influenza culturale esercitata da samurai e cittadini. In quel tempo, l’adozione di una politica di isolamento nazionale, che favorì particolarmente la borghesia, determinò l’esplosione dell’attività creativa e la nascita di forme artistiche e letterarie in cui la realtà e le tradizioni del passato erano fatte rivivere nelle arti letterarie e visive sia in maniera raffinata ma anche parodiata in argute e irriverenti espressioni, usando uno stile umoristico e un linguaggio più vicino al parlato.

Nella Tasca del Vento”, antologia poetica curata da Valeria Simonova-Cecon e realizzata in collaborazione con Takeda Koryu e Junko Oda (membri del Kiyari senryū Ginsha), offre al lettore, nei cenni storici, la possibilità di compiere un excursus sulla storia del senryū, dalla sua nascita nel periodo Edo, passando per il degrado del genere, la riforma e la diffusione a partire dal 1912. In questo periodo gli scrittori di senryū, dalla sagace penetrazione del quotidiano e dagli arguti giochi di parole e doppie letture, si orientano verso l’espressione di una profondità di sentimenti e pensiero dai toni morbidi e raffinati. Come la curatrice dell’antologia sottolinea: “Fu negli anni tra le due guerre che i senryū vennero definiti per la prima volta poesia piuttosto che un passatempo paraletterario e il genere cominciò ad evolversi in forme sempre più serie e nobili, fino a tradursi anche in poesia d’amore”. Dal dopoguerra agli anni settanta, la storia del senryū venne segnata dalla presenza di sei grandi scrittori, i cosiddetti Rokutaika,: Kishimoto Suifu, Kawakami Santarō, Murata Shūgyo, Asō Jirō, Maeda Jakurō, Sugimoto Monta. A una selezione di loro componimenti, per la prima volta tradotti in italiano, l’antologia “Nella Tasca del Vento” è dedicata, corredata di commentari che aiutano ad andare nel profondo delle cose in ogni aspetto del testo. Tra le pagine un carosello di quotidiane abitudini, tradizioni, leggende, folklore, penetrazione nella psiche umana, emozioni sottili e sfuggenti, umane debolezze, tenerezza, amore, dolore. Fette di vita: ciascuno dei senryū presenta una scena, rivela un mondo, quello giapponese, e i suoi colori; apre finestre da cui guardare a una realtà socio-culturale diversa da quella sperimentata quotidianamente; crea specchi in cui riflettersi perché i “senryū sono l’umanità” (citando la frase di Sugimoto Monta) e in tal senso affondano le radici nell’inconscio collettivo, quel fiume sotterraneo di cui parla Jung e che unisce i popoli al di là delle coordinate spazio-temporali.

Arrangiando i fiori-
realizzo il senso di un
singolo posto

Murata Shūgyo

Il link del libro sull’amazon.

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