Tre piccoli haibun senza nome, di Antonietta Losito

sycamore-leaves-364x544

(Mottola – 2010)

Per tre giorni la nebbia ha sfumato i contorni delle case e delle persone in indistinti colori, ma oggi finalmente con il vento di tramontana splende il sole. Decido di fare una passeggiata tra le case del centro storico, un tempo teatro di pittoreschi episodi popolari. Giungo, percorrendo il dedalo di viuzze lastricate in pietra, a Piazza Plebiscito dove si svolge il mercato rionale. Nell’aria tersa echeggia il vociare dei venditori ambulanti. La mia attenzione va ad un banco silenzioso. Sulle assi consunte sono allineati manufatti in legno intagliato: taglieri, mortai, cornici e scatole di varie dimensioni, perfino un’orchestrina completa di organetto, violino e flauto traverso. Pietro, l’artigiano, ha il respiro affannoso che rallenta la cadenza delle parole. Mi dice che intaglia il legno fin da bambino e che adesso lo fa per arrotondare “l’esigua pensione”. Mentre ritorno a casa, guardando il fondo della scatola intarsiata, penso che per me la pensione rimane un’utopia.

Ai primi caldi
uscivan le comari
a ricamare.

(Verso Parigi, 1996)

Si va verso la capitale e nel pullman c’è euforia. Si incrociano vite, risa e parole. C’è ancora un buon tratto di strada da fare. Sono allegra: è la prima volta che sono lontana così tanto da casa. È bello varcare i confini. Al lato della strada scorre l’acqua, il vento alita tra gli alberi mentre il sole allunga le ombre. Voglio scrivere poesie. Manca di coordinazione vocale il “mancato cantante lirico” seduto nella fila davanti alla mia. Si schiarisce la voce tremo al solo pensiero che voglia intonare, completa e di nuovo, L’Ave Maria!

Rivolo d’acqua:
ancora una volta
i vocalizzi.

(Gradara – Settembre 2005)

Mi lascio alle spalle la Rocca turrita e la cinta muraria e decido di unirmi ad un gruppo di turisti per un’escursione in bicicletta nella campagna circostante. Il loro italiano è migliore del mio tedesco eppure azzardo qualche parola. Mi rendo ridicola. Meglio pedalare in silenzio. L’autunno, seppur lentamente, avanza. I prati si punteggiano di foglie ingiallite e gli alberi si spogliano della verde livrea. Nella quiete delle colline mi sento aria, vento, terra, erba del prato. Ritorna alla mente il corso di lezioni sul panteismo di Goethe: provo a racchiudere nel mio cuore tutta la luce del sole.

Lungo la strada
scricchiolare di foglie
sotto le scarpe.

Immagine: Justin Belson

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...