GENDAI HAIKU: CHE COS’È? di Hiroaki Sato

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Hiroaki Sato, nato a Taiwan nel 1942, è un poeta giapponese e traduttore. Figlio di un poliziotto, fece ad un certo punto ritorno con la famiglia in Giappone, dove studiò alla Doshisha University di Kyoto. Nel 1968 si trasferì negli Stati Uniti e la sua prima occupazione fu alla Japan External Trade Organization (JETRO), dove nel frattempo tradusse libri d’arte e anonimi cataloghi per Weatherhill.

Il primo lavoro apparso sotto suo nome fu una piccola collezione di poesie della Principessa Shikishi. Attirò l’attenzione della stampa giapponese con l’antologia Ten Japanese Poets (1973) e le sue traduzioni furono presto pubblicate dal Chicagon Review.

Sato fu presidente della Haiku Society of America dal 1979 al 1981 ( e curatore onorario nel 2006/7). Fu professore di letteratura giapponese al St.Andrews Presbyterian College nel Nord Carolina dal 1985 al 1991, e poi direttore di ricerca e programmazione alla JETRO di New York. Dal 1998 fu professore universitario all’università del Massachusetts Amherest.

Attualmente vive a New York City.

Nel 1982 Sato ha ricevuto il Pen Translation Prize.

Piccolo glossario:

Yūki teikei (有季定型) – un termine per un insieme di regole fisse come la presenza del kigo/stagione (yūki) e la forma di 575 sillabe/more (teikei)

Gendai haiku (現代俳句) – haiku moderni.

Zen’ei haiku (前衛) – haku in stile avant-garde

GENDAI HAIKU: CHE COS’È?

(versione leggermente abbreviata dell’articolo pubblicato nella rivista Modern Haiku #44, 2013)

Traduzione dall’Inglese  di Elisa Bernardinis

revisione di Valeria Simonova-Cecon

1. L’UTILIZZO DEL TERMINE IN QUESTIONE

Negli ultimi anni il termine gendai haiku ha ottenuto una considerevole attenzione negli Stati Uniti.

Scott Metz, l’editore della rivista online di haiku Roadrunner, afferma di essere molto interessato al gendai haiku e pubblica sia haiku che articoli a dimostrazione del suo interesse. È particolarmente attratto dal lavoro che Richard Gilbert ha fatto su Kaneko Tōta e che Jim Kacian, di Haiku Foundation, ha pubblicato con la Red Moon Press. Gilbert, che guida il Gruppo di Traduzione Kon Nichi alla Kumamoto University in Giappone, e che è impegnato in attività sullo haiku “nel paese”, gestisce il sito Web gendaihaiku.com. Paul Miller dedicò al gendai haiku il suo intervento durante la conferenza “Haiku North America” nell’agosto del 2011.

Quindi, prima di tutto, che cos’è il gendai haiku così come il termine è inteso in Giappone? Significa qualcosa di speciale? La risposta è no, significa solo “haiku moderno”. Può avere qualcosa a che fare con un certo periodo ma non con il contenuto o l’approccio, e il periodo in questione può andare dalla fine del diciannovesimo secolo (o il 1930) fino al presente.

Questo è molto chiaro nell’enciclopedia sul gendai haiku, chiamata Gendai Haiku dai-jiten, pubblicata nel 1980 da Meiji Shobō. Lo scopo dell’editore era quello di integrare un precedente volume della stessa casa pubblicato nel 1957, l’Haikai dai-jiten.

La copertura del precedente volume, come suggerisce il titolo, iniziò dall’haikai e finì con terminologie, poeti, antologie, movimenti e simili, fino al momento della sua uscita, la metà del 1950. Il periodo trattato nel Gendai haiku dai-jiten, al contrario, inizia con Masaoka Shiki (1867-1902) e finisce più o meno al tempo della sua uscita. Questo significa che la nuova enciclopedia menziona tutti coloro che hanno un certo nome e una certa importanza nel mondo dello haiku, nonché qualunque fenomeno rilevante su di esso nell’arco di quasi cento anni.

Esistono anche un numero di selezioni e antologie in cui il gendai haiku” viene menzionato nei loro titoli e che non si limitano a un gruppo ben identificabile di haiku o scrittori di haiku.

Il Gendai haiku dai-jiten stesso elenca una dozzina di collezioni in più volumi di questo tipo.

Io ho due di questi, che provengono dalla collezione in sei volumi chiamata Gendai haiku zenshū, pubblicati dal 1977 al 1978 da Rippū Shobō. Ciascuno dei sei volumi riporta da sei a dieci poeti di haiku, ognuno rappresentato da 250 fino a 400 haiku della propria selezione, una dozzina dei quali sono commentati dal poeta stesso e supportati da una valutazione complessiva da parte di un noto scrittore di prosa o poesia, ma non necessariamente di haiku. Ma dal punto di vista del nostro soggetto, una cosa da notare a proposito di questa raccolta è la sua linea editoriale.

Questi volumi, secondo l’editore, sono progettati per coprire i poeti di haiku a partire dai tempi di Nakamura Kusatao (1931-1983), Ishida Hakyō (1913-1969), Katō Shūson (1905-1993), e Saitō Sanki (1900-1962), ma non per favorire né quelli della “scuola tradizionale” né quelli della “scuola avanguardista”.

Dei quattro poeti di haiku nominati, i primi tre – Nakamura, Ishida e Katō – potrebbero essere stati relativamente moderati, al tempo classificati come appartenenti alla “scuola di esplorazione della vita”, jinsei tankyū-ha, che significa, come lo intendo io, coloro che “esplorano” che cos’è la nostra vita e che descrivono le loro scoperte nello haiku. Ma il quarto e ultimo, Saitō Sanki, è conosciuto per la sua partecipazione al movimento chiamato “Haiku Emergenti”, Shinkō Haiku, che finì con arresti e imprigionamento nel 1941, appena dopo che il Giappone entrò in guerra contro la Gran Bretagna, i Pesi Bassi e gli Stati Uniti. Alcuni poeti del movimento scrissero haiku che erano marcatamente antimilitaristi e alle autorità non piacquero.

L’editore di questi sei volumi era molto eclettico. I quattro elencati sono: Iida Ryūta (1920 – 2007), un poeta tradizionalista di haiku; Ooka Makoto ( n.1931), un poeta di non-tanka e non-haiku famoso per la sua piccola e perenne colonna di giornale in cui cita e commenta haiku e tanka sia classici che moderni; Takayanagi Shigenobu (1923 – 1983), molto conosciuto per i suoi haiku scritti in più linee (rispetto alla classica scrittura in una riga sola) di cui parleremo più avanti; e Yoshioka Minoru (1919 – 1990), un poeta surrealista.

Così, cosa accadde che spinse questi editori a non prendere una posizione chiara per quanto riguarda i gendai haiku?

Nel 1947, due anni dopo la sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, con l’abolizione della polizia di stato, un gruppo di trentacinque poeti di haiku si riunì per costituire un’associazione chiamata Gendai Haiku Kyōkai (Associazione di Haiku Moderni). Facendo questo i soci fondatori, che includevano Kusatao, Hakyō, Shūson e Sanki, sembrano aver avuto un solo standard per l’adesione: escludere Takahama Kyoshi (1974 – 1959) e alcuni grandi nomi allineati con lui. Kyoshi è stato il primo tradizionalista a esercitare potere “dittatoriale” all’interno del suo giornale Hototogisu.

Questo ovviamente fu un problema. Nel 1961 l’associazione collassò. Le ragioni non “furono chiare”, affermò il Gendai haiku dai-jiten, ma l’impulso principale apparentemente fu lo scisma tra coloro che pensavano che lo haiku andasse scritto aderendo alla struttura yūki-teikei, che comprendeva un kigo (“parola della stagione”) e scritti in teikei (una “struttura impostata” di 5 – 7 – 5 sillabe), e quelli che erano un po’ più flessibili, tolleranti.

Dopo tutto, gli scrittori di haiku sono molto litigiosi. Kaneko Tōta ci disse che sua madre lo avvertì di non farsi coinvolgere dallo haiku, dicendogli “gli haiku sono le risse” (haiku wa kenka). Sua madre lo sapeva benissimo: suo marito, un medico, fu anche un poeta di haiku e gli incontri di poesia che frequentava spesso finivano in scazzottate tra i partecipanti.

Il risultato: quelli che accettarono i non-yūki-teikei haiku decisero di mantenere il nome originale della loro associazione, la Gendai Haiku Kyōkai, e la portarono avanti.

Una fazione si dette il nome Haijin Kyōkai, con Nakamura Kusatao che divenne il loro presidente.

Fu questo nuovo gruppo che,quattro decadi più tardi, nel 1999, creò furore presentando alle case editrici la richiesta di pubblicare nei libri di testi scolastici solamente gli haiku che rispettano le regole yūki-teikei. Sostenevano che nello haiku “Il kigo e la forma in 5 – 7 – 5 sono inseparabili”.

Ma ci fu un problema tecnico. Sebbene la Gendai Haiku Kyōkai continuasse ad ammettere quelli che respingevano il kigo e la “struttura fissa”, e lo fa tuttora, ciò ha solo confuso il significato di gendai haiku.

                    1. LA QESTIONE DELLO ZEN’EI

Ora, fare una distinzione tra gli haiku nello stile tradizionale e quelli nello stile avant-garde avrebbe sicuramente senso ,anche se gli editori dei sei volumi scelsero di non farlo. La domanda, allora, può essere: c’è qualche gruppo o associazione di poeti di haiku chiamata avanguardista (che si dice zen’ei in Giapponese)?

A quanto pare non c’è stata alcuna organizzazione di haiku a definirsi zen’ei, ma la nozione di zen’ei nello haiku è esistita per diverso tempo. Dopo la sconfitta del Giappone nel 1945, Takaya Shigenobu a quanto pare fu tra i primi a usare il termine quando, nel 1947, qualificò Bashō “un santo dello haiku”, e gli haiku che creò come “pseudo-avanguardisti”. Nel caos che seguì la catastrofe nazionale del dopoguerra, il sentimento predominante fu di respingere qualunque cosa associata alle abitudini pre sconfitta e pratiche “feudali” e “antidemocratiche”, ovvero indegne di “un nuovo Giappone”.

Il professore di scienze umanistiche dell’Università di Kyoto, Kuwabara Takeo (1904 – 1988), condannò lo haiku come un’arte “secondaria”, ma non era l’unica bomba lanciata al mondo dello haiku.

Altri importanti critici fecero praticamente lo stesso.

Il libro d’esordio di Takayanagi nel 1950, Fukiko – titolo che si può tradurre come Bimba Farfaraccio e che è il nome di una ragazza immaginaria – consiste di haiku spezzati in varie linee, un cambiamento radicale: la maggior parte degli haiku fino ad allora erano stati scritti e stampati in una riga, anche se Ogiwara Seisensui (1884 – 1976) già sosteneva la divisione delo haiku in due linee quattro decadi prima. Inoltre, tutti gli haiku nel piccolo libricino trattavano gli argomenti normalmente non usuali per questo genere.

Infatti, questi brevi versi scritti in più righe potevano essere accettati come haiku perchè così li aveva definiti l’autore stesso. Quello che segue viene dalla sua collezione del 1952 Hakushaku –ryū (Territorio del Conte):

の 夜

更 け の

拝 

火 の 彌 

 に

身 を 焼

く 彩

mori no yofuke no haika no misa ni mi o yaku saiga

in / una foresta / a tarda notte / alla messa / di adorazione del fuoco / una farfalla / dipinta

Takayanagi si dilettò in questa sperimentazione.

Territorio del Conte aveva anche una parte interamente costituita da ●○ e altri tre simboli.

In tutte le parti che completano la sua collezione del 1979 Nihon Kaigun (La Marina Giapponese), lui usò l’ultimo suono di ciascuna linea per iniziare la successiva.

Prevedibilmente, dal tempo in cui uscì il primo libro di Takayanagi, ci furono poeti di haiku identificati come zen’ei, e alcuni di questi, nel 1962, avviarono una rivista chiamata Kaitei (Distanza del Mare) con i componimenti nello stile zen’ei come interesse centrale. Kaneko Tōka fu il leader di questo gruppo.

Ma Kaneko fu, e rimane, molto meno audace rispetto a Takayanagi per forma e contenuto. Il primo abbozzo di questo potrebbe essere stato il suo manifesto, nell’uscita inaugurale di Kaitei: “Noi amiamo la “forma fissa ”, la più breve forma poetica nel linguaggio giapponese, chiamata haiku.” Fin dall’inizio parlò della “coscienza sociale”, la sua preferenza per esprimere sé stesso oltre l’haikuicità” – haikusei – e così via, ma da allora ha ribadito l’importanza di non solo mantenere la “forma poetica breve”, se non la forma fissa di 5 – 7 – 5 sillabe, ma anche di mostrare il senso delle stagioni. Inoltre non guardava di buon occhio la tendenza di dividere uno haiku in più righe.

Naturalmente dobbiamo ricordare che per quanta modernità possa apparire nei suoi haiku spezzati in più righe, Takayanagi iniziò scrivendo haiku in una linea sola, e continuò a farlo, su argomenti in apparenza molto più convenzionali, sotto lo pseudonimo letterario Yamakawa Semio (lett. Fiume di montagna – Uomo cicala). Il critico Isoda Kōichi (1931 – 1987) una volta citò John Cage in confronto a Arnold Schoenberg sulla questione se Takayanagi veramente fosse un “distruttore della modalità haiku”. La sua conclusione: Takayanagi fu “anche un conservatore”.

Similarmente, si può dire che Kaneko sia un conservatore nella sua essenza.

Burocrate alla Banca del Giappone (controparte della U.S. Federal Reserve Board) fino al suo pensionamento obbligatorio, potrebbe essere stato un tempo considerato come il portabandiera di un ramo dello zen’ei haiku in Giappone e, sì, porta ancora in lui un’aria da zen’ei. Ma infine i suoi haiku non vanno fino in fondo nell’abbandonare lo yūki – teikei.

A questo proposito, ci sono stati lavori di gran lunga più audaci durante il mezzo secolo precedente a Takayanagi e Kaneko, come vedremo più avanti.

III: TRADIZIONALE E NON TRADIZIONALE

Ironicamente, o forse appropriatamente, fu durante il caos seguente la sconfitta del Giappone che il grande commentatore di haiku, che però non ne scriveva, Yamamoto Kenkichi (1907 – 1988) stillò una delle più chiare dichiarazioni sul “modo haiku”, così come lo vedeva, e dette una sua chiara preferenza. Nel Gendai Haiku, fece riferimento alle due ben note scuole di Haiku che si erano sviluppate e discostate dopo Shiki – una sotto Takahama Kyoshi, l’altra sotto Kawahigashi Hekigodō (1873 – 1937) – è dichiarò che “gli argomenti radicali” di Hekigodō e i suoi seguaci, il più in vista dei quali fu Nakatsuka Ippekirō (1887 – 1946), portarono allo jiyūritsu haiku (haiku di struttura libera), che alla fine “scompare al di fuori del regno della modalità haiku”. Per Yamamoto, “lo haiku è un componimento breve in 5 – 7 – 5, un totale di 17 sillabe, niente di più, niente di meno.” In questa forma l’inclusione del kigo era un must, nella sua visione. Egli fu puntiglioso verso il formato yūki – teikei.

Hekigodō inizialmente non scrisse haiku che deviassero molto dallo yūki-teikei. In seguito iniziò a farlo, e scrisse componimenti come il seguente:

Shiki-koji bodō ga yane no hageta no o yubizashi hi ga more

la madre di quello studioso di Shiki indica il tetto rovinato dove filtra il sole

Questo pezzo non ha un kigo identificabile e non può realmente essere analizzato,

contiene così com’è un totale di ventiquattro sillabe che potrebbero diventare un 8 – 12 – 4, se si cerca di suddividerlo in unità sintattiche. Hekigodō lo scrisse nel 1917.

Per confronto, lo stesso anno Murakami Kijō (1865 – 1938), che era diventato rapidamente il favorito di Kyoshi, pubblicò il suo primo libro di haiku con tutti i componimenti contenuti naturalmente composti nel formato yūki-teikei. Conteneva alcuni degli haiku che resero Kijō famoso. Tra questi:

Taka oite aware karasu to kawarekeri

che tristezza
il falco invecchiato
tenuto assieme ad un corvo

(Per divagare un po’, questo componimento, uno haiku tradizionale per eccellenza, dimostra la stranezza intrinseca al kigo come concetto poetico. Il falco è un kigo invernale, ma il corvo non è un kigo per nessuna stagione, anche se “nidi dei corvi” lo è per la primavera e “piccoli di corvo” lo è per l’estate).

Molti nel Movimento Letterario Proletario, un movimento dal 1920 al 1930 che fu influenzato dagli ideali socialisti e comunisti che esaltarono i lavoratori e rifiutarono l’individualismo, andarono oltre Hekigodō e Ippekirō nel produrre haiku in “forma libera”, nel processo di rifiuto del “linguaggio scritto” in favore del “linguaggio parlato”.

(Qui l’autore si riferisce al particolare linguaggio poetico scritto, per esempio il kireji, che veniva e spesso tuttora viene utilizzato nello haiku, in favore del linguaggio parlato usato normalmente nel senryū – n.d.t.)

Per esempio, Hashimoto Mudō (1903 – 1974), che iniziò a scrivere haiku sotto la tutela di Ogiwara Seisensui, alla fine del 1920 scrisse il seguente:

Sensō gokko no Chindai-sama ga oraga ikka no imo-batake o mecha- mechani shitekureyagatta

il Signor Guarnigione gioca alla guerra – il campo
di patate della famiglia tutto rovinato… Maledizione!

Questo ha quarantuno sillabe (8 – 7 – 7 – 6 – 7 – 6 ) o dieci sillabe in più rispetto ad una tanka standard. “Campo di patate dolci” è un kigo autunnale, ma dubito che Hashimoto lo abbia usato come tale. “Signor Guarnigione” si riferisce al comandante di una guarnigione. In Giappone questo sistema fu abolito nel 1888 in favore del sistema divisionale, ma il capo di questa unità dell’esercito a quanto pare ha continuato ad essere chiamato “comandante della guarnigione” fino al 1930, qui chiamato in modo onorifico “il Signor Guarnigione”. Non c’è da stupirsi, quindi, che Hashimoto fu tra gli arrestati e imprigionati nel 1941, non solo per scrivere haiku che non sembravano haiku ma anche per esporre attraverso loro pericolose vedute politiche.

Sempre per il confronto, nel 1930 Mizuhara Shūōshi (1892 – 1981) pubblicò il suo primo libro di haiku, Katsushika, che predisse la sua rottura con Kyoshi, non dal formato yūki-teikei ma da ciò che viene descritto e usato come argomento nello haiku.

Ashibi saku Kondō no to ni waga furenu

l’ashibi fiorisce –
tocco la porta
del santuario

Shūōshi avrebbe adottato il nome ashibi (la Pieris Japonica), un arbusto noto per i grappoli di deliziosi piccoli fiori a forma di pentola, come nome per la sua rivista nell’anno successivo. La pianta è conosciuta per essere tossica e da qui deriva un altro suo nome: “albero che rende ubriaco il cavallo”, e questo è un kigo primaverile.

          1. KANEKO TŌTA E IL SUO SPIRITO AVANGUARDISTA

Quando si riflette sulle grandi divergenze nella modalità standard dello haiku, che si sono verificate dopo la morte di Shiki anche in coloro che erano saldamente attaccati alla tradizione dello yūki-teikei, vedrete che Kaneko Tōta non è realmente un gran ribelle. Egli ai tempi scriveva haiku iper sillabici, abbastanza da rendere il risultato quasi informe, ma sembra non abbia mai scritto pezzi iper lunghi come Hekigodō, Mudō e coloro che avevano concordato con loro. Egli ai tempi scriveva senza kigo,ma non sempre, perciò Kaneko sembra non abbia mai realmente abbandonato l’uso del linguaggio scritto.

Andiamo a considerare alcuni dei suoi haiku, tenendo a mente che raccolgo qui solo una piccola parte del vasto repertorio di Kaneko. Le collezioni dei suoi haiku pubblicati nel solo 2002 è costituita da quattro grandi volumi, ognuno mediamente di 500 pagine.

Nel resoconto del suo “storia di haiku del dopoguerra”, egli osserva che i due seguenti componimenti provengono dal periodo in cui iniziò a discutere con gli amici concetti come “popolanità” e spirito “avanguardista” nello haiku, questo circa nel 1956.

Mukiau nikai no yūge tagaini akibi mitashi

faccia a faccia una cena al secondo piano entrambi nella luce della lampada d’autunno

Questo è vicino all’essere informe, risultando come un 4 – 7 – 4 – 6 oppure, sinteticamente, un 11 – 10. (Kaneko ha discusso di pausa “ritmica” e “sintattica” nello haiku). Ma paragonandolo ai lavori di Hekigodō e Mudō, sembra cerchi di ritornare alla forma più simile allo haiku. Inoltre la parola aikibi, “lampada d’autunno”, può non essere un kigo autorizzato ufficialmente, ma indica una stagione.

Shasō sakka no saka no hitotu no takibi ikaru

il finestrino del treno fruscia scendendo da una pendenza un solo falò infuriato

In un primo momento questo pezzo è difficile da analizzare, forse perché l’allitterazione delle sibilanti nella prima metà confonde il lettore.

Quando lo si ripete un paio di volte, però, ci si può persuadere che questo potrebbe essere uno degli haiku di cui Kaneko è orgoglioso dal punto di vista del “ritmo”, un elemento che lui sottolinea nella prosodia dei suoi haiku. Infine questo componimento si legge come 7 – 7 – 6, non molto distante dal 5 – 7 – 5. Eppure, a meno che non venga detto in anticipo che questo è destinato ad essere uno haiku, molti sono propensi a considerarla solo una frase un po’ sciatta.

Si dà il caso che questo haiku venne scelto da Katō Shūson come un esempio nella sezione dedicata al kigo tabiki (falò) del Nihon dai-saijiki, un compendio di haiku sontuosamente illustrato di 1.670 pagine, classificato per kigo, di Kōdansha. Yamamoto Kenkichi fornì sfondi storici dettagliati per molti dei kigo più importanti.

Così, per un confronto, diamo un’occhiata non solo ad uno ma a diversi degli haiku scelti dei più noti poeti, tutti nel formato yῡki-teiki Un saijiki, “elenco stagionale”, elenca sempre più haiku per ciascun kigo:

Takibi kanashi kien to sureba sodaterare

il falò misero
come cerca di svanire
viene risvegliato

Takahama Kyoshi

Yo-takibi ni kin’iro no gake sobadateri

nella luce
di un falò notturno s’innalza
una scogliera dorata

Mizuhara Shūōshi

Takibi hi no kona a no seishun nagaki kana

le scintille del falò:
la mia giovinezza è durata
davvero a lungo

Nakamura Kusato

Hiyatoi no takibi bōbō gake kogasu

operai a giornata –
le scintille del loro falò
bruciano la scogliera

Saitō Sanki

Voglio citarvi altri due haiku di Kaneko dal punto di vista del teikei (forma fissa di 5 – 7 – 5), se non dallo yῡki-teikei (forma fissa di 5 – 7 – 5 più kigo). Kaneko scrive haiku nella struttura in 5 – 7 – 5. Spesso, però, sembra interessato a contrastare le aspettative anche quando il conteggio totale sillabico è di diciassette. Il seguente è un buon esempio:

Doko ka to ga hatameku keriodo no minato

Da qualche parte una porta sbatte in questo porto delle ustioni

Egli ha scritto questo haiku mentre era assegnato a Nagasaki, dove fu sganciata una bomba nucleare. La parola keroido (“cheloide”) presto divenne parte del linguaggio giapponese, come risultato delle terribili ustioni della pelle sui corpi di coloro che furono esposti alle alte temperature dell’esplosione. Per Kaneko questo haiku può anche essere un buon esempio che incarna la “coscienza sociale”, shakaisei, e lui è diventato famoso per enfatizzarla. A parte questo, è difficile per gli affezionati al non-haiku leggere questo come un haiku, perché sintatticamente richiede di essere diviso in 3 – 6 – 8.

L’ultimo componimento che cito è uno che Kaneko ha scritto al tempo in cui la Gendai Haiku Kyōkai collassò e lui e il suo gruppo avviarono la Kaitei. Questo è stato scelto in questa sede perchè può rappresentare ciò che rende il gendai o lo zen’ei affascinante e sconcertante allo stesso tempo

Kajuen ga shatsu ichimai no are no kotō

il mio orticello –
un’isola dove posso stare
solo in una camicia

Dalla prospettiva del teikei (forma in 5 – 7 – 5), Kaneko avrebbe potuto facilmente utilizzare la furigana (il modo di scrivere sopra gli ideogrammi la loro lettura fonetica, scelta da più letture possibili dall’autore) per avere l’ultima parola letta come shima (2 sillabe/more) invece di kotō (3 sillabe/more); se l’avesse fatto, questo pezzo sarebbe caduto perfettamente nel modello del 5 – 7 – 5. Ciò lo avrebbe reso uno haiku, almeno formalmente, anche se il significato potrebbe ancora essere un rompicapo. Ma non l’ha fatto, lasciando il lettore medio un po’ confuso. In verità, almeno una caratteristica del tipo di gendai haiku di Kaneko, e di coloro che scrivono come lui, potrebbe essere questo aspetto dell’essere appena fuori equilibrio nell’uso del teikei – un punto che si può notare solamente grazie alla dichiarazione di Kaneko nell’uscita inaugurale di Kaitei, citata prima: “Noi amiamo la più breve forma poetica strutturata nel linguaggio giapponese chiamata haiku”.

Le tempeste dello zen’ei haiku” raggiunsero il picco attorno al 1961 – 1962, afferma il Gendai Haiku dai-jiten, e passarono dopo aver influenzato anche gli scrittori di yuki-teikei.

Tuttavia, dobbiamo notare che gli effetti dello zen’ei sono stati diversi ed estesi, e questi sono probabilmente alcuni degli elementi del gendai haiku o del “movimento gendai”, che Scott Metz identifica nella selezione degli haiku per Roadrunner: “modernità, contemporaneità, sperimentazione, surrealismo, forma libera, consapevolezza/coscienza sociale.”

                    1. TRADUZIONI

Kaneko Tōta è solamente uno dei moltissimi scrittori di haiku non tradizionali. Per iniziare a capire tutto ciò che è distinzione tra haiku tradizionale e non tradizionale abbiamo bisogno di guardare molti più poeti di haiku e i loro scritti. L’universo Haiku per il Ventunesimo Secolo, che la Gendai Haiku Kyōkai compilò e pubblicò in inglese, potrebbe essere un buon modo per cominciare, con alcune avvertenze.

Primo, come notato, la Gendai Haiku Kyōkai è inclusiva e accetta tra i suoi membri persone che vanno dal grande tradizionalista Mori Sumio (1919 – 2010) a, naturalmente, Kaneko Tōta, che una volta fu il suo presidente. Takayanagi Shigenobu fu uno dei suoi vicedirettori esecutivi.

Secondo, le differenze tra tradizionale e non tradizionale spesso dipendono da tono, linguaggio, argomento, contesto, il background dello scrittore che il lettore dovrebbe sapere e simili, ma molte di queste cose raramente arrivano chiaramente attraverso le traduzioni.

E sì, c’è l’argomento della traduzione. Ma questa è un’altra questione.

Foto di: Barnes Dr Thomas

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