LA FORMA NELLO HAIKU IN INGLESE – DI KEIKO IMAOKA

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Un articolo tradotto dall’inglese da Elisa Bernardinis con l’aiuto di Corrado Aiello. Viene pubblicato con le preziose aggiunte (la postfazione di Michael Dylan Welch e di Keiko Imaoka), con l’autorizzazione di Michael Dylan Welch.  L’originale è pubblicato nel suo blog Gracecuts: http://www.graceguts.com/further-reading/forms-in-english-haiku

Keiko Imaoka, nata ad Osaka e in età adulta trasferitasi negli Stati Uniti, fu un’artista della ceramica e un’appassionata scrittrice di haiku, tanka e renga.

Durante il suo percorso artistico conobbe e collaborò con molti famosi autori statunitensi, lasciando un segno indelebile nella storia dello haiku occidentale.

Morì suicida nel 2002, negli USA.

LA FORMA NELLO HAIKU IN INGLESE – DI KEIKO IMAOKA

Gli haiku giapponesi sono stati tradizionalmente composti in 5-7-5 sillabe. Quando i poeti, nel 1950, iniziarono a scrivere gli haiku inglesi, adottarono questa forma in 5-7-5 pensando che creasse delle condizioni simili per i componimenti in in lingua inglese. Questo stile è ciò che viene generalmente considerato haiku “tradizionale” inglese.

Nel corso degli anni, però, molti poeti di haiku nord americani si sono resi conto che diciassette sillabe inglesi trasmettono una gran quantità di informazioni in più rispetto a diciassette sillabe giapponesi e hanno iniziato a scrivere haiku in meno sillabe, molto spesso in tre segmenti che seguono lo schema corto-lungo-corto, senza una struttura rigida.

Questo stile da alcuni è chiamato haiku “in forma libera”. In questo saggio discuterò le circostanze linguistiche che richiedono maggior brevità nello haiku inglese per essere più liberamente strutturato rispetto allo haiku giapponese.

IL RITMO DI 5 E 7 SILLABE NEL LINGUAGGIO GIAPPONESE

Il ritmo di 5-7-5 sillabe nello haiku giapponese non è materia di una scelta arbitraria, come può sembrare ad uno scrittore di haiku occidentale.

Varie combinazioni di 5 e 7 sillabe hanno dominato la scena letteraria giapponese per la maggior parte della sua storia, la tanka (5-7-5-7-7) ne è l’esempio più importante. Per molti giapponesi, parole formulate in queste configurazioni sono particolarmente facili da memorizzare, a volte con una qualità ossessiva, tanto che molta propaganda politica e per la guerra utilizzò questa forma:

hoshigarimasen (7) katsumadewa (5) : non vogliamo niente finché si vince (la guerra)

kono dote-ni (5) noboru-bekarazu (7) keishichou (5) : non salire questo argine – dipartimento di polizia

owariyokereba (7) subete yoshi (5) : tutto è bene quel che finisce bene [1]

hotaru-no hikari (7) mado-no yuki (5) : la luce delle lucciole, neve dalla finestra

(testi delle canzoni corrispondenti a “credi davvero che i vecchi conoscenti si debbano dimenticare e mai ricordare? – da Il valzer delle candele) [2]

A causa di queste strutture ritmiche, lo haiku giapponese e la tanka possono essere memorizzate con poco o nessuno sforzo, ed è una delle ragioni principali della longevità di queste forme letterarie.

D’altra parte, non esiste tale inerente qualità mnemonica negli haiku in inglese in 5-7-5, che sono davvero difficili da imparare a memoria. Inoltre, non vi è alcuna struttura ritmica discernibile nella strutturazione in inglese, a causa delle disparate lunghezze delle sillabe. (La qualità mnemonica delle frasi in 5-7-5 giapponesi è molto più vicina a quella delle rime misurate inglesi).

Questi fattori, combinati al fatto che l’inglese convoglia molte più informazioni per sillaba rispetto al giapponese, indicano che usare la forma in 5-7-5 non necessariamente fornisce una condizione analoga per scrivere haiku in inglese.

Questo però non significa che tutti coloro che scrivono in 5-7-5 debbano smettere di farlo. Io credo che lo haiku inglese in 5-7-5, come derivato dallo haiku giapponese, abbia il suo posto nel mondo della poesia, proprio come lo haiku cinese in 5-7-5 è un altro simile derivato, apparentemente contenente circa tre volte più informazioni rispetto ad uno haiku giapponese.

LA LUNGHEZZA E LA FORMA DELLO HAIKU IN INGLESE

Oggi molti poeti bilingue e traduttori, nella corrente principale dello haiku nord americano, concordano che qualcosa come 11 sillabe inglesi corrispondano approssimativamente alle 17 “sillabe” giapponesi. Questa lunghezza convoglia circa la stessa quantità di informazioni mantenendo la brevità e la frammentarietà che troviamo nello haiku giapponese.

Quanto alla forma, alcuni poeti americani raccomandano di scrivere in 3-5-3 sillabe oppure in 2-3-2 sillabe accentate. Mentre la rigidità della struttura 5-7-5 può essere mantenuta con relativa facilità, a causa di un maggior grado di libertà offerto dalle sillabe supplementari, una tale strutturazione rigida (i.e. con il numero di sillabe definito per ogni riga) in haiku più brevi avrà l’effetto di imporre regole molto più strette nello haiku in inglese rispetto a quello giapponese, in tal modo limitando severamente il suo potenziale.

LA FLESSIBILITÀ DELLA GRAMMATICA GIAPPONESE

Due principali fattori linguistici rendono la lingua giapponese molto flessibile, e quindi più facile da inserire in una forma rigida come quella del 5-7-5. Entrambi questi fattori derivano dal fatto che le unità grammaticali nel giapponese sono molto indipendenti e sono relativamente libere di muoversi all’interno di una frase.

LA RELATIVA LIBERTÀ NELL’ORDINE DELLE PAROLE

La lingua inglese deve molto della sua semplicità grammaticale al fatto che l’ordine delle parole svolge un ruolo importante nel determinare le relazioni tra le parole e le frasi (soggetto, oggetto, ecc.). In tale lingua, le parole e le frasi non possono essere spostate liberamente senza cambiare il significato del periodo. Per esempio, all’interno di una frase come “Mother gave it to the kitten” (La madre lo ha dato al gatto) le parole non possono venire riordinate senza alterarne il significato.

Nella lingua giapponese però, a causa della presenza di particelle grammaticali (joshi) [3] che vengono aggiunte ai nomi e determinano le loro relazioni sintattiche, le unità di parole diventano indipendenti e possono essere spostate più liberamente dentro una frase o una proposizione senza influenzarne il suo significato. Di conseguenza, la frase precedente può essere riorganizzata in molti modi nel giapponese, sia parlato che scritto, senza alterare il suo messaggio centrale.

  1. haha-ga koneko-ni sore-o ageta mother/to the kitten/it/gave
  2. haha-ga sore-o koneko-ni ageta mother/it/to the kitten/gave
  3. sore-o koneko-ni haha-ga ageta it/to the kitten/mother/gave
  4. sore-o haha-ga koneko-ni ageta it/mother/to the kitten/gave
  5. koneko-ni sore-o haha-ga ageta to the kitten/it/mother/gave
  6. koneko-ni haha-ga sore-o ageta to the kitten/mother/it/gave

Inoltre, se dovessi aggiungere la parola “yesterday” (ieri) alla frase, le opzioni disponibili in inglese sarebbero “Mother gave it to the kitten yesterday” e “Yesterday, mother gave it to the kitten”.

In tutte le precedenti sei versioni in giapponese, però, “yesterday (kinou)” può venire inserito ovunque vi sia lo spazio (incluso l’inizio della frase), eccetto alla fine, senza alterarne significativamente il senso, moltiplicando così il numero delle opzioni in un fattore di quattro.

Perciò, “Mother gave it to the kitten yesterday” può essere espresso in giapponese in ventiquattro (6×4) differenti modi. Alcune alternative sono più regolari di altre, naturalmente, ma la meno fluida è ancora piuttosto naturale, come “Yesterday, mother gave it to the kitten”. Qui voglio solo elaborarne una per dimostrare quattro possibili alternative.

Mother gave it to the kitten yesterday haha-ga koneko-ni sore-o ageta + kinou :

kinou haha-ga koneko-ni sore-o ageta

haha-ga kinou koneko-ni sore-o ageta

haha-ga koneko-ni kinou sore-o ageta

haha-ga koneko-ni sore-o kinou ageta

In altre parole, espressioni nominative e molti avverbi nella lingua giapponese possono essere posti quasi ovunque all’interno di una frase, eccetto il fatto che i verbi o i sintagmi verbali (incluse le negazioni) devono trovarsi alla fine. Nelle frasi più complesse rispetto all’esempio precedente

(per esempio due o più frasi unite da congiuntivi), vi è lo stesso grado di libertà all’interno di ciascuna proposizione.

Mentre un’ opzione particolare potrebbe essere preferibile in termini poetici, avere comunque una moltitudine di espressioni alternative a propria disposizione permette ad un poeta di haiku giapponese molta più libertà entro una struttura in 5-7-5, rispetto a quella disponibile nella lingua inglese.

Inoltre, in giapponese alcune particelle grammaticali ed il soggetto della frase possono essere omessi a seconda del contesto, dando alla lingua ulteriore flessibilità.

RELATIVA FACILITÀ NELLA SEGMENTAZIONE

Questa relativa indipendenza dei componenti grammaticali risulta anche attraverso la facilità con cui si divide una frase in 5-7-5. Nell’esempio precedente, le sei versioni in giapponese di “Mother gave it to the kitten” possono essere divise ovunque vi sia uno spazio. Perciò, se dovessero verificarsi all’interno di uno haiku o di una tanka (anche se molto improbabile, dal momento che è poco poetico!), ci sono tre ugualmente plausibili punti in cui ciascuna frase può essere divisa, mentre “Mother gave it to the kitten” offre meno opzioni. Allo stesso modo, nel caso di “Mother gave it to the kitten yesterday”, ognuna delle ventiquattro varianti possibili in una frase giapponese può essere divisa ovunque vi sia uno spazio (quattro posizioni).

Quindi ci sono molti punti in cui una frase giapponese può essere divisa senza alterare il suo significato. Se l’inglese avesse lo stesso grado di flessibilità nella segmentazione del giapponese, il mio haiku seguente:

across the arroyo lungo il letto del fiume

deep scars profondi solchi

of a joy ride di una lieta cavalcata

potrebbe essere riscritto approssimativamente nella forma in 3-5-3 a questo modo:

across the

arroyo, deep scars

of a joy ride

senza compromettere il significato. Così facendo si sacrifica molto nel naturale fluire delle parole e si interferisce con l’immagine. Dal momento che gli haiku giapponesi vengono scritti in una linea, senza spazi tra i segmenti, non c’è pericolo di interromperne il fluire a questo modo. Questo è solamente un espediente nato dalle differenze linguistiche tra le due lingue e dalla convenzione dello scrivere lo haiku in inglese in tre versi, che ci dà l’impressione che la prima variante non sia scritta in una forma classica.

L’interruzione poco naturale della seconda variante del verso è un problema associato allo scrivere nella forma rigida di 3-5-3 (o altra forma più breve di 5-7-5), mentre la forma in 5-7-5 è abbastanza lunga per permettere l’interruzione naturale dettata dalla grammatica inglese, grazie ad un maggior grado di libertà fornito dalle sillabe extra.

Così ci troviamo davanti ad un dilemma.Se uno vuole avere la brevità e la frammentarietà dello haiku giapponese nello haiku inglese, diciassette sillabe sono troppo lunghe.

D’altra parte, se desideriamo una struttura rigida, undici sillabe sono troppo corte. Occorre scegliere tra le due cose. La scelta dipende da quale dei due fattori un poeta considera più importante in uno haiku. La maggior parte dei poeti di haiku inglese contemporanei ha abbandonato la forma rigida in favore della brevità nello sviluppo della corrente principale dello haiku nord americano.

LE STRUTTURE SOTTOSTANTI NELLO HAIKU GIAPPONESE CLASSICO

Come precedentemente dimostrato, la segmentazione in 5-7-5 non è una divisione basata sui contenuti così come la pensiamo in inglese. Rigorosamente in termini di contenuto, gli haiku classici giapponesi sono composti da due parti principali di lunghezze variabili, come 5-12, 12-5, 8-9, 9-8, 7-10, generalmente in ordine decrescente di prevalenza, con le prime due che diventano le più importanti. Qui di seguito alcuni esempi dai grandi maestri (con una traduzione in inglese letterale da parte di Keiko Imaoka):

yuku haru-ya (5) tori naki uo-no me-ni namida (12) – Basho

spring passing – passa la primavera –

birds cry, tears in the eyes of fish piangono gli uccelli, lacrime negli occhi dei pesci

neko-no meshi shoubansuru-ya (12) suzume-no-ko (5) – Issa

sampling the cat’s food – assaggiando il cibo del gatto

a baby sparrow un passerotto

ware-to kite asobe-ya (8) oya-no nai suzume (8) – Issa

come play with me – vieni a giocare con me

you motherless sparrow tu passero senza madre

uguisu-no naku-ya (8) chiisaki kuchi akete (9) – Buson

uguisu singing – canta l’usignolo

with the small mouth open con la piccola bocca aperta

(uguisu : un uccello simile all’usignolo)

Un’attenta osservazione dello haiku in inglese in “forma libera” rivela che sono composti da due segmenti principali. La maggior parte di questi sono divisi dopo la prima o la seconda linea, e alcuni da qualche parte vicino alla metà del componimento, quindi sono in accordo con le strutture basilari del classico haiku giapponese.

Scrivendo haiku brevi inglesi, la decisione di dove far cadere lo stacco si basa principalmente sui dettami della grammatica inglese e dal valore poetico di data espressione. Restringere lo haiku breve a ciò che può essere aderente ad una struttura rigida in tre parti è limitare seriamente il tipo di idee che possono venire espresse in questo stile.

LA QUESTIONE DEL KU-MATAGARI

Oltre alle due considerazioni linguistiche e alle strutture sottostanti variabili descritte prima, c’è ancora un altro fattore ad aggiungere libertà e flessibilità allo haiku giapponese contemporaneo.

Sebbene la maggior parte di questi vengano ancora scritti nella classica forma in 5-7-5, un numero significativo di essi fa uso di ciò che viene chiamato ku-matagari (segmento a cavallo), dove una parola è posta a cavallo di due segmenti. Molti haiku, che sembrano essere e possono venire letti ad alta voce come dei 5-7-5, sono in realtà dei 7-5-5, 8-4-5, 5-9-3, 5-8-4, o alcune altre varianti.

Questa tecnica è molto frequentemente utilizzata dai poeti delle scuole all’avanguardia e solamente queste scuole sembrano consentirne più di uno all’interno di uno haiku. [4]

Sebbene l’uso comune del ku-matagari sia un fenomeno relativamente recente, ho incontrato alcuni esempi in una raccolta completa di haiku di Issa.

Ecco un esempio :

dou owaretemo (7) hitozato-o (5) watari-dori (5) – Issa

hunted mercilessly cacciati senza pietà

migrating birds still gli uccelli migratori ancora

fly over towns volano sulle città

Nello haiku inglese non è semplicemente concepibile interrompere un verso nel mezzo di una parola solo per servire la forma. La ragione per cui il ku.matagari è fattibile nello haiku giapponese è che il ritmo in 5-7-5 è profondamente radicato nella psiche giapponese, per cui i lettori sono abili a percepire la forma nonostante la mancanza di uno stacco dove uno se lo aspetta, così come il fatto già citato che gli haiku giapponesi sono scritti in una singola riga senza spazi. Se fossero scritti in tre righe, come lo sono gli haiku inglesi, ci sarebbe una situazione scomoda nel dividere una parola in due versi.

In breve, la scrittura all’interno di una struttura rigida dello haiku giapponese è resa possibile dalla notevole malleabilità e ridondanza della lingua giapponese, che consente una moltitudine di opzioni per esprimere un singolo pensiero. In lingue come l’inglese e simili, dove la grammatica dipende fortemente dall’ordine delle parole, lo haiku deve e dovrà prendere molte forme differenti da quelle in giapponese. Dando troppa attenzione alla forma esteriore di uno haiku possiamo perdere di vista la sua essenza.

NOTE :

[1] Anche se questi proverbi corrispondono quasi parola per parola, probabilmente furono concepiti indipendentemente, poiché l’idea esprime un sentimento umano universale.

[2] Qui due delle sillabe giapponesi si estendono su due note. Queste sono le prime parole del Valzer delle candele, una delle canzoni cantate dagli studenti giapponesi al momento del diploma. I testi sono ispirati da un’antica poesia cinese. Casualmente, noi tutti cresciamo pensando che questa e molte altre canzoni occidentali siano state scritte e cantate da giapponesi, come per esempio “Home Sweet Home”, “Glory glory Hallelujah”, “Oh my darling Clementine”, “I’ve Been Working On The Railroad, e la lista prosegue. I testi giapponesi tendono ad essere totalmente differenti nel contenuto rispetto all’originale. Questo succede perchè i testi vengono interamente riscritti, dal momento che letteralmente o figurativamente le traduzioni in giapponese non possono essere aderenti alla canzone. I testi giapponesi si integrano bene alla musica e vengono cantati con una o più sillabe per nota.

[3] kaku-joshi (particelle del caso): -wa, -ga, -mo, (-no) : caso soggettivo; -wa e -ga vengono spesso omessi -o; -ni, -e, -to, -kara : caso oggettivo -o viene spesso omesso -no : caso possessivo

Esempi usando Kare : kare/lui;

kare-wa : lui; kare-ga : lui; kare-mo : anche lui; kare-no : lui (nella grammatica arcaica);

kare-o : lo; kare-ni : a lui, da lui; -kara : da lui; kare-e : a lui; kare-to : con lui; kare-no : suo (di lui);

[4] La tecnica del ku-matagari viene ampiamente utilizzata nella tanka giapponese contemporanea.

Postfazione di Michael Dylan Welch

Il numero di Woodnotes in cui uscì il saggio di Keiko Imaoka (29, estate 1996) fu distribuito all’inizio di luglio dello stesso anno. Il 25 luglio 1996 Keiko mi inviò il seguente messaggio email:

Appena ieri ho ricevuto il numero di Woodnotes. Che piacere ricevere una tua nota scritta a mano! Ero assolutamente entusiasta nel vedere il mio articolo tra belle poesie e commentari.

Grazie mille per avergli dato spazio nella tua rivista e per la tua alta considerazione rispetto all’argomento trattato. Non mi era mai venuto in mente di chiederne la pubblicazione, né prima né dopo aver scritto l’articolo. Tutto ciò di cui mi stavo occupando era di convincere i membri della “Shiki dailing list“ (una comunità on-line di haijin anglofoni ormai chiusa) della validità della forma libera (сioè, non 5-7-5) dello haiku inglese.

La mia gioia quadruplicherebbe se il mio articolo potesse in parte contribuire alla liberazione della corrente principale dei poeti di haiku dall’eccessiva preoccupazione per la forma.

Grazie ancora per la tua generosità.

Keiko

P.S. Ho apprezzato le tue note su “Japan-Think, Ameri-Think” a pagina 44.

Mi fa sentire che ci stiamo muovendo verso questioni più importanti (rispetto alla forma) nel pensare allo haiku inglese.

Nel suo P.S., Keiko si sta riferendo a una pagina di commenti che ho creato a proposito delle differenze culturali sollevate dal libro Japan-Think, Ameri-Think, di Robert J. Collins (Penguin, 1992). Mi ha fatto molto piacere pubblicare il suo saggio in Woodnotes, lo considero il più importante studio che io abbia mai pubblicato in tutte le 31 uscite del giornale.

Nella mia “Nota dell’editore”, per l’uscita n.29, ho scritto quanto segue (pag. 2):

Voglio attirare la vostra attenzione sull’eccellente articolo di Keiko Imaoka su “La forma nello haiku inglese”, con la sua convincente spiegazione delle differenze tra l’inglese e il giapponese che mostrano la limitazione della così detta forma in inglese “tradizionale”. Lo considero un articolo definitivo sull’argomento e spero che possiate trovare il suo lavoro – e in verità tutto il numero – un piacere da leggere.

Un ulteriore commento che vorrei fare a proposito di questo articolo è che l’autrice usa la frase “english haiku”, ma sarebbe più appropriato, credo, se avesse detto “haiku in lingua inglese”. Questa è una modifica che mi spiace non aver suggerito prima dell’apparizione del saggio in Woodnotes.

Keiko vive in Arizona, ma nacque e crebbe in Giappone, e può non essere stata sensibile alla distinzione, talvolta affermata nella comunità haiku di tutto il mondo, che “haiku in lingua inglese” si riferisce a tutti gli haiku scritti in inglese, mentre “haiku inglese” può essere inteso come riferito allo haiku scritto dalle persone in Inghilterra.

Si prega inoltre di notare che il saggio precedente compare in almeno tre posizioni on line, riproducendo sostanzialmente il messaggio originale e inedito dell’autrice alla “Shiki discussion list”. La versione pubblicata in Woodnotes qui riprodotta contiene una serie di mie modifiche, confermate da Keiko Imaoka, che la rendono la versione definitiva approvata dall’autrice.

Queste modifiche, tra le altre, comprendono i perfezionamenti nell’uso di ‘classica’ invece di ‘classico’ e ‘frammentario’ invece ‘frammentato’, revisione che per entrambi ha differenze sottili ma importanti di significato.

Quella che segue è una mia poesia memoriale scritta per Keiko, quando morì, nel 2002, per sua stessa mano:

una fitta nel mio petto – a wrenching in my chest –

la peonia bianca the white peony

strappata dal giardino pulled from the garden

La mente del principiante: Keiko Imaoka – Tucson, Arizona

Non posso essere sicura di quando, nella mia infanzia in Giappone, sia venuta a conoscenza per la prima volta della tanka e dello haiku. Sembrava fossero esistiti per lungo tempo nel perimetro della mia consapevolezza, indifferenziati da proverbi, motti, aforismi e testi di canzoni, che sono formulati in forme simili. Durante i miei anni di scuola elementare, Ogura Hyakunin-Isshu (Ogura Collection of One Hundred Tanka, curata da Teika Fujiwara attorno al 1235) mi divenne noto come un gioco di carte per il Nuovo Anno in cui i giocatori si sfidano nella cattura delle carte Shimonoku ( 100 carte su ciascuna delle quali è stampata l’ultima metà di un verso, sparpagliate sul pavimento di fronte ai giocatori ), in modo da terminare i versi letti ad alta voce.

Nella scuola “Abacus”, dove giocavamo a questo gioco a ogni festa d’inizio anno, la mia abilità a riguardo migliorò notevolmente quando andai in prima media, dopo che ebbi memorizzato tutte le poesie con mia sorella che frequentava la seconda superiore, e che era tenuta a farlo nel suo corso scolastico di grammatica arcaica. Avevo imparato a ricordare ogni poesia dalle prime sillabe, le quali mi permettevano di individuare le ultime parti dei versi rapidamente.

Sebbene sapessi le parole di ogni verso con precisione, al tempo avevo una vaga idea rispetto al loro contenuto. Il lessico e la grammatica usate nella tanka sono così lontani dal moderno linguaggio giapponese, che molte delle poesie non possono essere comprese senza specifiche conoscenze. Alla scuola superiore abbiamo discusso, analizzato e tradotto le poesie in giapponese comune, proprio come abbiamo fatto in un corso di grammatica inglese. Allo stesso modo, durante il corso abbiamo lavorato controvoglia alla traduzione di piccole parti di Storia di Genji, Principe Splendente e al primo paragrafo degli haibun di Basho, l’Angusto sentiero del nord.

Per molti di noi, ragazzi della scuola superiore e altri lettori inesperti, haiku e tanka erano poesie da apprezzare solo leggendo le traduzioni e i commentari. Questi versi tradizionali sembravano noiosi, insignificanti e irrimediabilmente vecchio stile ai ragazzi della mia generazione, che erano immersi, pur se inconsciamente, nella cultura occidentale. Semplicemente, non erano il genere che al tempo potevo immaginarmi a scrivere. I poeti di tanka contemporanei usano una combinazione di vocaboli moderni e grammatica arcaica. In tempi recenti, l’emergere di Tawara Machi e di altri giovani poeti che scrivono delle preoccupazioni comuni ai primi adulti ha contribuito molto a promuovere la tanka tra le nuove generazioni. Analogamente, la popolarità dello haiku tra le giovani donne è salita nel corso dell’ultimo anno con l’ascesa di una giovane poetessa di nome Madoka Mayuzumi allo status di celebrità. Tuttavia, la stragrande maggioranza delle persone che praticano lo haiku e la tanka sono gli anziani.

Molti anni dopo, nel 1992 e in circostanze del tutto diverse, mi capitò di prendere una copia di The Haiku Antology, di Cor van den Heuvel, e fui immediatamente affascinata dalle brevi poesie senza pretese che avrebbero dovuto essere “haiku”. Mi chiedevo cosa rendesse queste poesie degli haiku, sapendo che nella lingua inglese manca quel ritmo sillabico particolare che è il nucleo dello haiku giapponese. Non c’era un vocabolario specializzato né la grammatica arcaica con cui fare i conti nello haiku in inglese, solo un semplice e comune linguaggio che anche i bambini delle elementari potrebbero capire. Iniziai a scrivere haiku in inglese a proposito del deserto e della fauna selvatica e a tradurli in giapponese. Da allora ho anche imparato ad apprezzare le tanka e gli haiku tradizionali giapponesi quanto quelli moderni.

Uno dei miei primi haiku pubblicati fu a proposito di un fenomeno celeste che mai avevo visto quando vivevo in Giappone.

la Via Lattea cade The Milky Way falling

Penso alle I think of

notti senza stelle di Osaka starless Osaka nights

Haiku Southwest, Luglio/Ottobre 1993

e in William J. Higginson’s Haiku World (Kodansha, 1996) pag.187

Immagine: Utagawa Hiroshige, Ittero di Baltimore e la Peonia.

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