Intervista a Eiko Yachimoto

eikoEiko Yachimoto è una scrittrice giapponese di haiku e renku, nonché membro dell’Associazione Internazionale di Renku (Association for International Renku) ed editrice dell’antologia Wind Arrow. Eiko-san ha gentilmente acconsentito a rispondere alle domande di Valeria Simonova-Cecon (correzione bozze di Andrea Cecon).

VSC: Prima di tutto, molte grazie, Eiko-san, per aver acconsentito a questa intervista. L’esperienza degli haijin giapponesi è molto interessante per noi occidentali. Potrebbe per piacere raccontarci un po’ del suo interesse per lo haiku? Quando e perché ha cominciato a scrivere?

EY: Ho cominciato a scrivere hokku, il primo verso di renku, alla fine del secolo scorso, già da adulta. Nella mia gioventù mi è capitato di incontrare alcuni haiku veramente notevoli durante le lezioni di letteratura e nei libri di testo, però le waka/tanka mi attraevano di più ai tempi della scuola. Da adulta partecipai a un corso di haiku, ma la cultura feudale e le organizzazioni strutturate con una gerarchia piramidale non mi hanno mai veramente attratta e così ho lasciato stare. In altre parole, il mio incontro con lo haiku è avvenuto dopo aver praticato renku per alcuni anni.

VSC: Potrebbe spiegarci un po’ cosa intende per “cultura feudale” e “sistema gerarchico” parlando del mondo dell’haiku?

EY: Mi scuso per aver usato termini così forti! Non è facile, ma cercherò di spiegare cosa intendevo. In Giappone sembra di esistere una distinzione tra artista e persona, con risultati artistici accettati. In generale non ci sono strade facili per l’arte, ma in Giappone se scegli di diventare “una persona con risultati artistici accettati” e non necessariamente un artista, hai molte strade aperte, preparate da diverse organizzazioni ed istituzioni. Se pensiamo all’ikebana, alla calligrafia, alla cerimonia del tè, alle arti marziali, alla danza giapponese tradizionale, tutto funziona così. Inizi un percorso e sali, passo a passo, sotto la guida severa ed il controllo di quelli che si chiamano “autorità”. Ecco perché, per esempio, la maggior parte degli attori del teatro kabuki provenivano da un numero limitato di dinastie teatrali, famiglie in cui l’addestramento per i bambini iniziava a sei anni. Forse il kabuki è un caso estremo, ma l’autorità è una cosa ereditaria in gran parte di queste attività. Ora proviamo a pensare proprio allo haikai: nel periodo Edo molti maestri si guadagnavano da vivere valutando i componimenti dei membri del loro circolo. Quindi, più allievi aveva un maestro, più soldi e più autorità poteva ottenere (e devo dire che mi stupisce il fatto che in quel periodo ci fosse tantissima gente che voleva imparare seriamente l’arte dello haikai). Eccetto quelli che studiavano, la maggior parte era semplicemente contenta di avere il punteggio più alto. Bashō e Buson non credevano in questo modo di vivere, poiché erano veri poeti ed artisti.

Neanche a Masaoka Shiki piaceva questo modo di guadagnarsi da vivere assegnando i punti ai versi degli allievi. Lui cercava di modernizzare e occidentalizzare il genere tramite l’affermazione che lo haiku è arte, espressione di uno spirito individuale. Purtroppo la sua vita fu troppo breve per proseguire con i suoi progetti ambiziosi. Takahama Kyoshi, uno degli allievi di Shiki, proveniva di una famiglia di attori del teatro . Conosceva la psicologia ed il modo di pensare dei giapponesi che tendevano a sentirsi confortati sotto la guida di qualche autorità. Lui diventò un leader molto potente del club di haiku Hototogisu e riuscì a trovare haijin di grande talento come Shuoshi, Suju, Seishi, Seiai, Hisajo e Teijo, per menzionare solo alcuni. Kyoshi li amava profondamente, ma quando cominciavano a fare qualcosa che non riteneva giusto, cambiava la sua attitudine verso di loro, a volte chiamandoli pure “germi di batteri destinati a scomparire presto”.

Quando ero giovane, questa situazione mi sembrava cosi tenebrosa che non volevo aver niente a che fare con gli haiku. Ora a sessant’anni, vedo anche alcuni vantaggi dell’essere membro di una kessha (kessha 結社, un gruppo/associazione ufficiale  di scrittori di haiku o tanka) e di avere un maestro accanto, il quale ti insegna come creare una frase efficace per ogni haiku. Però qualche volta mi chiedo: è davvero questo il modo di diventare poeti? Perché uno haiku è una poesia, vero?

VSC: Ora come ora, Lei è membro di qualche club ufficiale di haiku e/o renku?

EY: Credo che sia lo haiku che il renku saranno più forti se naturalmente combinati e messi insieme. Io personalmente non ho mai tentato di diventare il membro di qualche kessha intesa come una struttura gerarchica sotto la guida di qualcuno, ma ora sono un membro felice del Bashō Kaigi (芭蕉会議, lett. Conferenza di Bashō), organizzata dal professor Tanichi dell’Università di Toyo. Anche lui crede che haiku e renku nascono sullo stesso suolo. Si chiama Conferenza di Bashō perché promuove le discussioni libere su qualsiasi argomento legato allo haikai.

Ogni poesia è nata da un individuo. Detto ciò, una poesia piccola chiamata haiku ha un’enorme tradizione di simpatia, comprensione, coesistenza tramite la collaborazione chiamata za (座, lett. un’assemblea, un gruppo, o anche un posto a sedere), una sessione comune di scrittura dove i partecipanti si siedono intorno a un tavolo e condividono ognuno la propria umanità e individualità. Io credo che per diventare un buon haijin bisogna avere almeno alcuni “compagni di viaggio”.

VSC: Potrebbe raccontarci di come in Giappone viene intesa l’espressione gendai haiku? Forse si usa semplicemente per tutti gli haiku scritti dopo l’epoca di Shiki o sono intesi come una forma particolare di haiku?

EY: Nel Giappone odierno ci sono due Organizzazioni principali di haiku:

(1) 伝統俳句協会 (Dentō Haiku Kyōkai) – l’Associazione di Haiku Tradizionali, il cui Presidente è la nipote di Takahama Kyoshi

(2) 現代俳句協会 (Gendai Haiku Kyōkai) – l’Associazione di Haiku Moderni. Kaneko Tota è una figura influente in questa associazione.

Quando sento dire “gendai haiku”, cerco di pensare a quegli haiku che hanno cominciato a “deviare” dall’associazione Hototogisu nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Per la maggior parte degli amanti di haiku in Giappone, i gendai haiku sono più poetici nel senso che la poesia è un linguaggio trionfale che brilla al di sopra di ogni altro uso della lingua. Le regole come 5-7-5 sillabe o kigo possono sciogliersi, sparire davanti a un capolavoro di haiku scritto dai geniali poeti del gendai haiku!

A proposito, nella Conferenza di Bashō noi abbiamo membri che sono anche parte di una delle kessha ufficiali, o dell’Associazione Tradizionale, o di quella di Gendai Haiku, mentre io non appartengo a nessuna di queste due.

Parlando di tutti gli haiku scritti dopo Shiki, non si chiamano gendai haiku ma kindai haiku (近代俳句 – lett. “haiku dei tempi presenti”). La storia del kindai haiku è stata abbastanza confusa e complicata. A mio modesto parere, Takahama Kyoshi non ha ereditato l’entusiasmo di Shiki per modernizzare la tradizione haiku. Invece Kawahigashi Hekigodo (amico personale di Kyoshi e uno dei più cari discepoli di Shiki) ha ereditato questo spirito ma la sua strada è stata estremamente più radicale.

VSC: Lei scrive sia in inglese che in giapponese. Potrebbe raccontarci se ci sono alcune cose alle quali porta un’attenzione particolare mentre compone in inglese (e in giapponese)?

EY: Scrivendo in Inglese cerco di fare in modo che (1) il mio haiku suoni bene come una poesia (2) emerga un’immagine netta e chiara e (3) trasmetta forte il mio sentimento. Scrivendo in giapponese, cerco di non farlo in modo troppo chiaro e di lasciare qualche cosa d’importante e di non detto. Però non sono molto brava nel farlo. Quando scrivo haiku, a dispetto della lingua in cui compongo, cerco di mantenere la struttura: verso breve / verso lungo / verso breve. In inglese cerco di non scriverlo come se fosse una “shopping list”. In giapponese cerco di scrivere in modo che il mio componimento presenti qualche immagine fresca. In altre parole non mi piace ripetere quello che è già stato scritto.

VSC: Negli ultimi tempi vediamo sempre più spesso scrittori di haiku giapponesi che compongono in inglese. Secondo lei, perché i giapponesi sono interessati allo scrivere haiku in un’altra lingua?

EY: Nel mio caso, scrivo in entrambe le lingue perché sono entrata nel mondo dello haikai come traduttrice per le sessioni di renku internazionali. Scrivere renku in due lingue è veramente un’esperienza gratificante in cui i poeti con diversi bagagli culturali possono incontrarsi allo stesso livello. Ogni lingua può essere una specie di metro per un’altra e tramite la traduzione siamo in grado di vedere le cose che vogliamo esprimere in modo più definito. Posso solo supporre che questo tipo di eccitamento possa avere a che fare con la tendenza menzionata.

VSC: La sua esperienza nello scrivere renku la aiuta anche nello haiku? Secondo lei è importante scrivere renku per capire meglio lo haiku?

EY: Io spero sinceramente che ogni haijin provi a scrivere renku. Dopo si capisce molto meglio perché lo haiku è così breve. Perché è una specie di dono ad un altro poeta per suscitare in lui/lei una risposta.

Quando per la prima volta ho partecipato a un kukai, non mi sono senta a mio agio davanti alla competitività. Spero che il mondo di haiku si ricorderà invece del vero spirito dello za.

VSC: Potrebbe condividere con noi alcuni di suoi haiku preferiti?

EY: Ecco i miei preferiti:

愁ひつつ丘にのぼれば花茨    与謝蕪村

perso nella tristezza
arrampicandomi sulla collina –
rose selvatiche

紫陽花に秋冷いたる信濃かな    杉田久女

ai fiori di ortensia
la freschezza dell’autunno
porta la Shinano

Sugita Hisajo

La Shinano era una portaerei unica nella sua classe e derivata da navi da battaglia della classe Yamato della Marina imperiale giapponese. Utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe una vita operativa molto breve. Affondata solo dopo 10 giorni dal sottomarino della U.S. Navy USS Archer-Fish e per questo ricordata anche come unità di maggior stazza mai affondata da un sottomarino.

Just enough of snow
For a boy’s finger to write
His name on the porch

basta appena la neve
per il dito del bambino per scrivere
il suo nome sulla veranda

Richard Wright

Cinque haiku di Eiko Yachimoto:

永き日を幸せカラス飛び去って

long day –
a happy crow flies away
with a sembei

lunga giornata –
una cornacchia felice vola via
con un cracker di riso

風の丘わが背丈なる紫木蓮

the hill of winds
a blooming magnolia
of my height, of my color

collina dei venti –
del mio colore, della mia altezza
una magnolia in fiore

潮風にローズマリーの伸びにけり

the green shape of
the sea-scented wind
rosemary

la forma verde
del vento profumato di mare
rosmarino

露とくとくフランシスコは托鉢に

the sea of fresh dew –
Francisco walks out
with his wooden bowl

mare di rugiada –
con la ciotola di legno
esce San Francesco

セキレイと浴びる朝日のシャワーかな

wagtails on the beach
together we are taking
the shower of sun-rise light

motacille in spiaggia –
assieme facciamo il bagno
del sol levante

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