Un haibun di Antonio Mangiameli

La stagione è quella giusta per visitare questi luoghi: c’è sempre luce, e soltanto qualche ora di buio non troppo fitto. Arriviamo che non è presto e decidiamo di fare un giro in centro prima di ripartire. Tanto, chissà quando farà notte… Ne è valsa davvero la pena: la città è molto bella, ben tenuta, ci sono tanti giovani, nulla di diverso da una delle tante grandi capitali europee.
È trascorsa soltanto qualche ora. Ci mettiamo in macchina; saranno tanti i chilometri da percorrere. Le strade sono buone e poco trafficate, si guida con piacevolezza. Il paesaggio è sempre uguale: grandi pianori, alcuni coltivati a foraggio, altri no. Le case – molte rurali, altre di piccoli paesini – sono come grandi casermoni tutti uguali e malmessi. A vederle, pare quasi che i muri sociali e politici non siano ancora caduti. Arriviamo a destinazione e la luce è sempre la stessa: sembra che il giorno non trascorra.

Ventuno giugno –
sembra di un altro sole
la luce di qui

La penisola è molto suggestiva, un lembo di sabbia con da un lato il mare, dall’altro casette tutte colorate con dietro alberi ad alto fusto. La leggenda vuole che questa striscia di terra sia stata posata dalla giovane Neringa per proteggere dalle intemperie i pescatori di questo mare. Mi piace andare con la mente a quel tempo. Cerco fra le persone che incrocio; una di loro è molto bella e dai lineamenti forti, si dà da fare per guadagnare qualcosa.

Una ragazza
con l’apparecchio ai denti
vende le more

Proseguiamo, vogliamo visitare le dune mobili poco più avanti.
Giunti sul posto, notiamo che è tutta sabbia, natura in purezza. Unica cosa, forse fuori luogo, è una casetta di legno addobbata con fiori, dove una ragazza un po’ bruttina e dall’aria di studentessa svogliata sta poggiata al banco.

Biglietteria –
vasi di girasoli
appesi al tetto

Entriamo. Il camminamento è fra dune levigate dal vento che soffia forte. È facile immaginare come possano spostarsi. Guardo di fronte a me la sabbia e il mare; mi giro, guardo le orme che lascio dietro e per un attimo penso alle mie spiagge, immagino le orme simili a quelle delle tartarughe che vengono a depositare le uova. Mi ridesto subito. Il viaggio è appena iniziato, avrò ancora da raccontare.

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