Le immagini del mondo fluttuante, di Simona Finocchiaro

Durante il periodo Edo (1603- 1868), le ukiyo-e (浮世絵) o “immagini del mondo fluttuante” sono state una delle più importanti e significative forme d’arte in Giappone. Al di là dell’aspetto estetico, infatti, esse avevano un significato ben preciso, giacché lo stesso termine, in epoca medievale, riportava alla “sofferenza della vita quotidiana”, con i suoi attaccamenti e i suoi limiti. Era dunque necessario staccarsi da tutte le declinazioni del vivere mondano e condurre un’esistenza, artistica e personale, in completa armonia con il creato.
Gli xilografi dediti all’arte dell’ukiyo-e prediligevano il tema della vita nelle città (i diversi quartieri, gli spettacoli teatrali, i lottatori di sumo, i guerrieri), riportando i loro lavori su tele, libri, biglietti commemorativi ed altro, in un’atmosfera impermanente e rarefatta.
L’inchiostro di china era la componente principalmente delle ukiyo-e, ma ben presto venne sostituito dalla tecnica a stampa policroma, grazie alle innovazioni artistiche di Suzuki Harunobu.
Le ukiyo-e divennero in breve tempo una forma di espressione pittorica condivisa da tutto il popolo giapponese (dal nobile al piccolo borghese) ed anche dagli artisti francesi dell’Ottocento e del Novecento.
Ancora oggi numerosi artisti si cimentano nella tecnica dell’ukiyo-e, influenzando i diversi ambiti culturali, non solo pittorici.

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