Le lacrime di Tora, di Chris Drake

Lettura critica di uno hokku di Kobayashi Issa, tratta dal gruppo di discussione Haikai Talk. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

花の雨虎が涙も交るべし
hana no ame tora ga namida mo majiru-beshi

pioggia di petali –
tra loro ci devono essere
le lacrime di Tora

Questo hokku risale al 21 marzo 1808, quando Issa risiedeva a Edo. In quei giorni il poeta era andato ad ammirare i ciliegi nel pieno della loro fioritura e, stando al suo diario, il tempo era bello; dunque, la “pioggia di petali” qui riportata sta a indicare che una moltitudine di petali cadeva a terra senza sosta, danzando nel vento proprio davanti agli occhi dell’autore. Questa pioggia è intensa e prolungata, quasi che il cielo stesso stia piangendo la perdita dei fiori. La scena riporta peraltro, alla mente di Issa, le lacrime versate da Tora Gozen, donna del periodo medievale; lacrime che, secondo una leggenda, cadrebbero sulla terra sotto forma di pioggia ogni anno, il 28 maggio del calendario lunare.

Lo hokku presentato si lega, dunque, a una serie di leggende e opere letterarie, piuttosto note in Giappone, incentrate sulla figura della danzatrice e cantante di musiche sacre soprannominata Tora, cioè “tigre” (l’appellativo deriva dal fatto che questa donna era nata nell’ora, nel mese e nell’anno della tigre).
Tora, che era anche una cortigiana, si innamorò di un suo cliente, Jūrō (Sukenari), il più anziano dei fratelli Soga, i quali avevano consacrato le proprie esistenze alla vendetta per la morte del padre, ucciso da un signorotto locale. Il 28 maggio del 1193, i fratelli riuscirono finalmente a vendicarsi, ma la missione costò la vita all’amante di Tora. Quando quest’ultima venne a sapere della morte di Jūrō, il dolore la rese inconsolabile e il suo pianto non cessò più. Alla notizia dell’esecuzione del fratello minore, Gorō (Tokimune), la sua sofferenza divenne poi ancor più profonda.
Tre settimane dopo le vicende, indossando un abito sciamanico buddhista, si diresse alla vicina Hakone, non molto lontana dal Monte Fuji, decisa a farsi monaca presso un tempio della montagna ascetica di Yamabushi. Apparentemente, il suo ordinamento era stato un espediente per poter dedicare il resto della sua vita alla preghiera in favore dell’anima del proprio amato e di suo fratello. A quei tempi si credeva infatti che Hakone fosse una porta d’accesso al mondo dei morti; dunque ella sarebbe potuta restare per sempre al fianco di Jūrō. In quel luogo, Tora invocava continuamente l’aiuto del bodhisattva Jizo, protettore delle anime dei morti.
Raccolti i frammenti delle ossa cremate dei fratelli, li portò al tempio di Zenkoji, poco distante dal paese natale di Issa, e li seppellì in un cimitero speciale. Aveva 19 anni, all’epoca. Trascorse il resto della propria vita (Tora morì all’età di 64 anni) compiendo pellegrinaggi in viari templi e luoghi sacri del Paese, pregando per la pace del suo amato e sperando di potersi ricongiungere a lui un giorno, nella Terra Pura.
Diverse tombe, sparse per tutto il Giappone, dichiarano di conservare i resti di Tora e ciò che dovuto al fatto che la storia della sua vita è stata tramandata e divulgata in ogni angolo del Paese da monache pellegrine. Una di queste tombe, peraltro, si trova proprio vicino al luogo di nascita di Issa.

Tora è dunque stata una sciamana, oltre che un’artista e una cortigiana, e si ritiene che possedesse dei grandi poteri spirituali. Sempre secondo una leggenda, un giorno ella pregò affinché venisse la pioggia; incredibilmente, dopo qualche istante, arrivò effettivamente un temporale.
È probabile che questi poteri le siano stati attribuiti, nell’immaginario popolare, in conseguenza dell’amore profondo ed emozionale che provò nei confronti di Soga Jūrō, amore che l’ha spinta a piangere in maniera incontrollabile subito dopo la morte dell’uomo (associando, così, nella tradizione, le due immagini della pioggia e delle lacrime).

La leggenda vuole che, quando scende la pioggia il 28 maggio del calendario lunare (fine giugno/inizio luglio), questa accompagni le lacrime che Tora sta ancora versando dall’altro mondo, in ricordo della morte del suo amato, ma – poiché la data cade proprio nella stagione delle piogge – è invero altamente probabile che si verifichino precipitazioni.
Issa deve aver assistito a una delle numerose scene di kabuki dedicate a Tora e a Soga Jūrō, commuovendosi per la vicenda, pur nella consapevolezza che il dato storico a essa collegato affonda le proprie radici in una leggenda popolare. Il poeta sente che l’amore di Tora, anche nell’altro mondo, è talmente forte che le lacrime si uniscono alla pioggia non solo il 28 maggio, ma anche durante tutto il secondo mese, quando i ciliegi fioriscono e subito, pietosamente, perdono i propri petali, in un turbinio così forte e continuo da ricordare la pioggia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...