Il rengay, di Michael Dylan Welch

Titolo originale dell’articolo: Give Rengay a Try. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

Molti poeti di haiku conoscono le origini di questo genere poetico, che affonda le proprie radici nella forma poetica giapponese a carattere collaborativo chiamata renga (oggi renku). Sanno, inoltre, che la strofa d’esordio – lo hokku – riuscì ad affrancarsi dalla renga divenendo un componimento a se stante (lo haiku), conservando il riferimento a una data stagione e una struttura in due parti (o immagini) in giustapposizione.
Oggi, a centinaia di anni di distanza dalla renga, lo haiku viene praticato in tutto il mondo. Le poesie a catena sono più rare, ma restano comunque un ottimo esercizio per sviluppare spontaneità e reattività in un contesto di tipo collaborativo. Questa reattività è molto importante per i poeti di haiku, poiché li aiuta a rispondere ai vari stimoli dell’esperienza quotidiana con la medesima spontaneità.
Molte forme di renku sono piuttosto lunghe – composte, in genere, da un minimo di 36 stanze a oltre 100 – e possono richiedere diverse ore per la loro stesura. Esse spaziano, inoltre, tra diverse tematiche, cercando di assaporare quella “totalità della vita” che emerge dal continuo collegamento e salto tra immagini, ricercando prima di tutto una certa armonia di gruppo.
Ne risulta che, proprio come l’antica forma renga, il renku tende ad essere, prima ancora che un’attività letteraria, un’attività sociale. Nel suo libro dedicato alla renga e al renkuHaiku Before Haiku (Columbia University Press, 2011) – Steven D. Carter osserva come ci siano stati due interi secoli di letteratura giapponese nei quali nemmeno una renga è stata tramandata per intero, diversamente dalle loro strofe d’esordio. La ragione risiede, con tutta probabilità, nel fatto che queste opere erano viste semplicemente come un evento performativo conviviale.

Se il renku può non essere in grado di attirare molti, forse il rengay lo sarà. Si tratta sempre di una forma poetica a carattere collaborativo, ma è significativamente più corta del renku, e sviluppa un tema centrale che può essere serio o “memorabile” (diversamente da alcuni renku) senza per questo intaccarne lo spirito conviviale.
Il rengay è stato inventato dal poeta californiano Garry Gay e deriva dalla fusione della parola renga con il suo cognome. Garry e io abbiamo composto il primo rengay della storia nell’agosto del 1992. Esso si compone di sei stanze collegate, scritte da 2 o da 3 autori, la cui funzione può essere quella di commemorare un incontro letterario o di consolidare rapporti/collaborazioni poetiche online.

Le regole compositive

Immagina che tu e il tuo partner poetico vogliate discutere su un tema (o su un’immagine) e svilupparlo (può trattarsi di un oggetto celeste, di un alimento, ecc.) Qualsiasi oggetto trova spazio nel rengay. Tuttavia, la mia esperienza in materia mi ha portato alla conclusione che questa forma tende ad essere molto più chiara e accessibile se focalizzata su qualcosa di cui ciascun individuo può far esperienza attraverso l’uso dei cinque sensi, piuttosto che su idee/immagini astratte (come, ad esempio, la “solitudine”). Ad ogni modo, la scelta spetta a te!
Una volta deciso il tema, uno di voi compone uno haiku che lo sviluppi. Successivamente, l’altro produrrà una stanza di due versi (7-7) che si ricolleghi al tema stesso. Ad esempio, se la prima strofa ha come soggetto le stelle, la seconda potrebbe riferirsi alle meteore o ai satelliti. In seguito, il primo autore comporrà un’ulteriore stanza di tre versi, in risposta a quella elaborata precedentemente.
Ciascun componimento sviluppa, di fatto, il tema stabilito all’inizio, dando vita, all’occorrenza, a una vera e propria narrazione poetica.
Il procedimento sopra esposto si ripete, ma invertendo l’ordine degli autori. Dunque, lo schema sarà A-3, B-2, A-3, B-3, A-2, B-3, ecc., laddove le lettere indicano i poeti coinvolti nel rengay e i numeri il totale dei versi della singola stanza.
Nel caso in cui i poeti siano 3, lo schema del rengay sarà: A-3, B-2, C-3, A-2, B-3, C-2. Come si può notare, ciascun autore compone lo stesso numero di stanze e di versi, ma uno solo avrà il privilegio e l’onere di dare inizio o fine all’opera.
Qualora i poeti coinvolti siano 6, avremo il seguente schema: A-3, B-2, C-3, D-2, E-3, F-2. È comunque sempre possibile scrivere un rengay “in solitaria”.
Il rengay è più facilmente pubblicabile su riviste di haiku, dal momento che, diversamente dal renku, occupa una sola pagina.
Nello scrivere un rengay, è importante scegliere accuratamente il tema fin dall’inizio. In alternativa, un autore può scrivere la strofa d’esordio e lasciare al secondo poeta il compito di replicare, rendendolo così libero di sviluppare un tema con la massima flessibilità. Così facendo, l’immagine sottostante sarà sì “implicita”, ma (almeno si spera) egualmente chiara e riconoscibile da parte del lettore e dagli altri partecipanti. È comunque fondamentale prestare la massima attenzione, dal momento che potrebbe essere difficile mantenere un solido tema guida nel corso di tutte e sei le stanze senza una preventiva discussione sullo stesso.
In certi casi le strofe possono non essere necessariamente composte da tre e due versi, ma alternare semplicemente stanze lunghe e brevi. Ci sono molti modi per giocare con questa forma, ma tieni sempre a mente di ricorrere a 6 strofe e di sviluppare un tema guida. In assenza di un tema ben stabilito, non è propriamente possibile parlare di rengay.

So che può essere utile ricorrere a un esempio concreto, pertanto vi proponiamo un rengay che io stesso ho composto insieme a Garry Gay. Il tema è stato estrapolato dai titoli di alcuni celebri romanzi in lingua inglese; inoltre, in ciascuna stanza è presente una frase o una citazione decisamente riconoscibile. L’opera ha vinto il secondo premio all’Haiku Poets of Northern California Rengay Contest del 2013 ed è stato pubblicato nel numero 31 di Mariposa (autunno-inverno 2014):

La campanella

di Michael Dylan Welch e Garry Gay

grandi speranze –
una studentessa di scambio mussulmana
alza la mano

M.D.W.

la lettera scarlatta
è passata tra gli amici

G.G.

il giardino segreto
fuori dalla finestra –
questionario incompiuto

M.D.W.

l’unico pastello
ancora intatto
il colore viola

G.G.

i compiti di un ragazzo
via col vento

M.D.W.

il richiamo della foresta
tutti i bambini in attesa
della campanella

G.G.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...