Sera d’estate, di Nicholas Klacsanzky

Commento a uno haiku di Andrea Cecon, tratto dal sito Haiku Commentary. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

va su e va giù
il mio ombelico –
sera d’estate

Andrea Cecon (Paper Wasp, Primavera 2010)

Questo componimento è un ottimo esempio di haiku che, partendo da un’immagine particolare, giunge a una visione più ampia e generale. Nei primi due versi, abbiamo una focalizzazione piuttosto evidente su un soggetto: l’ombelico dell’autore, il suo salire e scendere (forse dopo una corsa). Successivamente, passiamo alla “sera d’estate”, che incarna il kigo o riferimento stagionale.
Anche se le prime due righe possono essere prese alla lettera – evocando un’immagine di per sé interessante – siamo comunque in grado di cogliere un qualche risvolto simbolico. L’ombelico può infatti rappresentare l’innocenza, un inizio, oppure i resti di qualcosa che è stato reciso.
“Sera d’estate” può porsi sia in contrasto che in comparazione con la prima parte dello scritto, a seconda di come viene interpretata l’immagine d’esordio. Inoltre, se considerassimo la prima parte dello haiku come una semplice osservazione dell’autore legata al movimento dell’ombelico, potremmo desumere che l’estate sta giungendo al termine o, all’esatto opposto, che è appena iniziata. D’altronde, le stagioni sono in continuo cambiamento, sono fugaci.

Una seconda interpretazione potrebbe portare a suggerire che questo haiku, pur mostrando una scena serale d’estate, intende piuttosto legare il sali-scendi dell’ombelico all’immagine di un’ondata di calore in movimento. In questi termini, l’opera creerebbe anche una certa continuità estetica.
Come si può notare, esistono diverse chiavi di lettura di questo componimento, come, d’altra parte, di ogni altro haiku scritto bene.

Prendiamo ora in considerazione lo stato d’animo. Leggendo l’opera ad alta voce, siamo in grado di percepire un senso di malinconia e un certo livello di introspezione. D’altronde, lo haiku non deve proporre ragionamenti, quanto piuttosto manifestare un dato sentimento o un’atmosfera.
L’attenzione del lettore – rivolta a una cosa tanto essenziale quanto misteriosa quale può essere, appunto, l’ombelico in un contesto estivo – produce qui un senso di ritorno al passato, insieme a un processo di riflessione individuale su ciò che si è diventati.

La presenza dell’ellissi contribuisce a separare efficacemente le due parti e a produrre una pausa durante la lettura, utile per meditare sul momento presentato. Può darsi che si tratti di un momento privo di un significato preciso, ma in quell’esatta frazione di tempo siamo in gradi di trovare la pace e un senso di introspezione profondo, indipendentemente dalla banalità della situazione.
Sembra che l’enfasi vocalica sia posta dall’autore, in ciascun rigo, alla fine dello stesso. Ciò contribuisce a generare un ritmo serrato e incalzante, vincolato a un evento che merita di essere preso sul serio. Il suono prodotto dalla vocale “e” in “ombelico” e “sera” rende ancor più evidente il fatto che il poeta volesse affiancare reciprocamente questi due termini.

A mio avviso, questo haiku può essere letto anche come un monoverso:

su e giù il mio ombelico sera d’estate

Tuttavia, anche se quest’ultima versione potrebbe aprire un ventaglio più ampio di interpretazioni, si rischierebbe forse di perdere il ritmo e il tono “severo” dell’originale.
Credo che la vera forza di questo scritto non risieda solo nella focalizzazione del soggetto poetico, ma anche nella giustapposizione delle immagini. Pare un’opera semplice, classica; tuttavia, cela un’originalità e delle implicazioni tali da renderla decisamente uno haiku a più livelli, sobriamente introspettivo.

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