Il Kokin wakashū, di Pierpaolo Annunziata

Estratto dall’articolo Il Kokinshū – La poesia giapponese e i suoi semi, pubblicato su Altriterritori il 24 gennaio 2013 e qui riproposto su gentile concessione dell’autore.

Il Kokinshū 古今集, abbreviazione di Kokin wakashū 古今和歌集, è un’antologia poetica giapponese voluta dall’imperatore Uda, che regnò nel decennio 887-897, e realizzata da suo figlio Daigo, sul trono imperiale dall’897 al 930. Il nome dell’antologia significa letteralmente “Collezione di poesie giapponesi dei tempi antichi e moderni”.
Raccoglie waka 和歌 – tanka e qualche chōka 長歌 – la forma di poesia nipponica più diffusa insieme allo haiku. I poeti che vi compaiono sono quelli che frequentavano la corte imperiale: Ki no Tsurayuki era il “leader”, poi venivano Ki no Tomonori, Ōshikōchi no Mitsune e Mibu no Tadamine, tutti membri della nobiltà media e bassa. Tra i 1111 componimenti presenti nell’antologia ve ne sono anche molti anonimi.
L’antologia è la più interessante tra le altre coeve – il Ryōunshū 凌雲集, il Bunka shūreishū 文華秀麗集 e il Keikokushū 経国集 – per il fatto che le poesie che la compongono furono scritte tutte per la prima volta in giapponese, distaccandosi così dalla scrittura cinese diffusa prima di quel momento. Il fatto che sia stata ordinata dalla più alta autorità politica è inoltre segno di voler preservare l’entità culturale della poesia come forma di tradizione.
Ki no Tsurayuki lo intuì, infatti così scrisse: «Dureranno come i torrenti che scendono dalle montagne, daranno luogo a altri poemi così numerosi come i granelli di sabbia che ci sono nelle spiagge, e daranno diletto fino a quando i ciottoli si trasformeranno in rocce.»

– Ki no Tsurayuki –

Il vento che passa
per il bosco ombroso
fa più pesante
la mia tunica con
l’odore dei fiori

Il fiore di ciliegio,
ecco pare sbocciato.
Lassù, tra le valli
di montagna
si vedono candide nubi

– Fun’ya no Yasuhide –

Rara è la fortuna
di chi si crogiola al sole
un giorno di primavera,
come potrei ancora lamentarmi
se la neve mi cade sulla testa?

– Anonimi –

Anche nel sogno
è difficile per me
vedere il mio Amore.
Non dorme?
O mi ha dimenticato?

Tanto dolcemente
versi i tuoi petali,
fiore di ciliegio.
Com’è atroce e duro quanto
in questo mondo resta!

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