Intervista a Luca Cenisi, a cura di Leonardo Lazzari

Un dialogo sullo stato dello haiku in Italia tra il Presidente dell’Associazione Italiana Haiku (AIH) e della European Haiku Society (EHS) Luca Cenisi e Leonardo Lazzari, haijin e vincitore della III edizione del Premio Letterario Internazionale Matsuo Bashō.

LL: Prima domanda, banale, ma d’obbligo. Perché interessarsi proprio allo haiku?

LC: Lo haiku è una forma poetica estremamente affascinante ma “ingannevole”. La sua brevità, infatti, porta molto spesso a ritenere che sia estremamente facile produrre componimenti di valore con relativa facilità. Ovviamente, non è così. Alla base è necessario un attento studio non solo delle regole stilistiche e formali (schema metrico, toriawase, ecc.) che sovrintendono la sua composizione, ma anche (e in primis) dello spirito poetico e di quei valori estetici (wabi, sabi, mono no aware, yūgen, ecc.) che ne costituiscono le fondamenta.
Molte persone si avvicinano alla materia in modo superficiale, salvo poi allontanarsene – spesso sconfortati o delusi – una volta compreso quanto impegno occorre invece dedicarvi.
Coloro che, tuttavia, “resistono” ed approfondiscono, con interesse ed entusiasmo, la conoscenza dello haiku, dischiudono un mondo completamente nuovo, dove l’individualismo e il protagonismo poetico cedono il passo a una visione più nitida, sincera e non preconcetta della realtà che li circonda, della quale l’uomo è parte tanto quanto gli altri esseri viventi, anche quelli all’apparenza insignificanti (come pulci o insetti).
Comporre haiku significa, dunque, e come prima cosa, scrivere di se stessi nel mondo, affrontare esperienze quotidiane con occhi sempre nuovi, attenti ad ogni minimo accadimento, con cuore aperto e compassionevole. Lo haiku parla un linguaggio universale, nel suo intimo legame con la natura (vedi il c.d. riferimento stagionale o kigo) ed è proprio per questo che viene praticato in tutto il mondo.

LL: Che cosa ha fatto sentire il bisogno di fondare l’AIH?

LC: Nel 2012, anno di fondazione dell’AIH, in Italia lo haiku poteva essere studiato solo attraverso un numero piuttosto contenuto di pubblicazioni (dal taglio, peraltro, più antologico che scientifico), mentre eventi di una certa risonanza – quali concorsi letterari, reading e altro – venivano organizzati, essenzialmente, da due sole Associazioni: l’Associazione Italiana Amici dell’Haiku di Roma (oramai poco attiva) e l’A.P.S. Cascina Macondo.
Sui social network (e, in particolare, su Facebook), inoltre, non vi erano ancora molti Gruppi dedicati e quei pochi che c’erano, a causa soprattutto dei loro “manifesti” spesso frutti di conoscenze superficiali, contribuivano a diffondere più incertezze che solide basi conoscitive in materia.
Per questo motivo ritenni opportuno creare un’associazione che potesse divenire un punto di riferimento per quanti avvertivano l’esigenza di avere risposte corrette, coerenti e, soprattutto, storicamente fondate sullo haiku. L’idea di fondo, che peraltro è rimasta tutt’oggi invariata, era dunque quella di portare materiali, esperienze e conoscenze direttamente dal Giappone – terra di origine dello haiku – per fornire delle solide basi su cui edificare un movimento haiku italiano consapevole e capace di imporsi seriamente nel panorama poetico internazionale.

LL: Quali sono stati i primi obiettivi prefissati dall’Associazione? Come si sono evoluti?

LC: Alla fine del primo anno sociale, l’AIH contava poco più di venti iscritti, contro gli oltre trecento attuali. Noi del Direttivo ci siamo mossi con convinzione, ma senza strafare, proponendo dapprima alcune traduzioni di saggi stranieri e di opere di haijin “storici” come Bashō, Buson, Issa e Shiki all’interno della nostra newsletter (in realtà, un vero e proprio bollettino settimanale di approfondimento) e di Haijin Italia, la rivista digitale dell’AIH. In contemporanea, abbiamo iniziato a stringere rapporti di collaborazione e partenariato con le principali organizzazioni di haiku europee ed internazionali, come l’Haiku Society of America (HSA), l’Irish Haiku Society (IHS), la British Haiku Society (BHS), l’Haiku International Association (HIA) e la JAL Foundation di Tokyo, consapevoli che la cooperazione e lo scambio culturale rappresentano una risorsa essenziale e insostituibile nel processo di crescita di un’Organizzazione come la nostra.
Siamo partiti fin da subito organizzando un premio letterario dedicato esclusivamente allo haiku (il Premio Letterario Internazionale Matsuo Bashō), che da due sezioni (haiku in lingua italiana e haiku in lingua inglese) ne conta oggi ben cinque (aprendosi anche agli under 18 e ai senryū), con un numero di partecipanti in continua crescita (all’ultima edizione hanno preso parte circa 120 studenti di scuola primaria e secondaria e oltre 400 autori provenienti da 42 Paesi).

Alla guida dell’AIH si sono poi aggiunte delle risorse assolutamente insostituibili quanto a competenze, come Andrea Cecon (haijin e scrittore di haibun riconosciuto a livello internazionale) e Valeria Simonova-Cecon (editor di Ershik e profonda conoscitrice di haiku e senryū). Lavorare al loro fianco è per me un privilegio, oltre che un piacere.
Insieme, siamo riusciti a creare una Pagina Facebook che, ad oggi, conta oltre 14.000 iscritti e con un giro di visite che supera la soglia dei 15.000 utenti alla settimana. Organizziamo corsi, seminari e workshop in tutta Italia e siamo presenti ai principali festival di cultura giapponese (Festival Giapponese, Nipponbashi, ecc.).
Proprio quest’anno abbiamo, inoltre, inaugurato il primo kukai in lingua italiana nella storia, mentre lo scorso anno abbiamo completamente rifondato il blog Cinquesettecinque, uno spazio di studio ed approfondimento seguito in circa venti Paesi, interamente dedicato alla poesia giapponese.
Siamo ambiziosi ma, soprattutto, innamorati di quello che facciamo; per questo motivo, lavoriamo costantemente a nuovi progetti. A breve inaugureremo una casa editrice, le Edizioni Manyoshu, per la pubblicazione e la promozione di opere di valore.

LL: Come valuti lo stato attuale della poesia haiku in Italia?

LC: Negli ultimi anni abbiamo assistito a una proliferazione incontrollata di Gruppi di appassionati su Facebook e sui vari social network. Questo, se da un lato ha permesso una conoscenza più ampia e capillare dello haiku tra le persone, ha anche aperto la strada ad equivoci, a contraddizioni e a visioni personali e del tutto opinabili in materia.
Sempre più autori pubblicano raccolte personali, ma non sempre questi libri contengono haiku, quanto piuttosto poesie brevi in forma 5-7-5. Qualità e quantità sono due concetti molto diversi, che spesso si escludono a vicenda.
Tuttavia, grazie anche al ruolo che ho ricoperto all’interno dell’Associazione negli ultimi quattro anni, ho potuto assistere in prima persona alla nascita e alla maturazione di voci poetiche assolutamente uniche e sorprendenti. Non faccio nomi, ma in seno all’AIH si è creato un vero e proprio gruppo di poeti che, a mio avviso, rappresenta la vera prima generazione di haijin italiani.
Il merito non è, ovviamente, solo dell’Associazione; lo è soprattutto dell’entusiasmo, della passione e dello studio di questi autori, che si sono avvicinati con garbo e curiosità e che oggi stanno riscuotendo unanime consenso anche dalla critica letteraria straniera.

Se posso permettermi di dare un consiglio a quanti sono desiderosi di avvicinarsi allo haiku, direi di non prendere come Vangelo le parole degli amministratori dei vari Gruppi Facebook o dei gestori dei vari siti web, ma di maturare un interesse sincero per la materia, leggendo le varie idee e confrontandole tra loro, acquistando libri, leggendo saggi e articoli di approfondimento anche in lingua inglese o giapponese (se conosciute); l’Associazione Italiana Haiku non è nata per sostituirsi alle altre organizzazioni, né per imporsi quale “guru nazionale”, ma per aiutare coloro che lo desiderano in questo cammino di studio, di ricerca e di composizione poetica. Siamo tutti studenti, me compreso.

LL: Di recente è stata avviata una raccolta fondi – conclusasi non nel migliore dei modi – per rendere attive le Edizioni Manyoshu, la casa editrice ufficiale di AIH ed EHS. Ciò quanto sarebbe stato benefico ai fini di un corretto sviluppo dello haiku in Italia?

LC: In effetti puntavamo molto sul crowdfunding per reperire i finanziamenti necessari all’inaugurazione di questa casa editrice. Purtroppo, però, il sostegno è stato inferiore alle nostre aspettative, per varie ragioni, legate non solo all’“indifferenza” del pubblico.
Personalmente, credo che le Edizioni Manyoshu siano un’iniziativa cruciale sia per noi che per gli appassionati di haiku e di letteratura giapponese in generale. Per noi, perché ci permetterebbe di adempiere con maggiore incisività alla nostra mission, ossia alla divulgazione del sapere scientifico in materia, con saggi, monografie, antologie, ecc. Per gli autori e i lettori, perché potrebbero contare su un comitato scientifico e di lettura di altissimo livello (composto dagli esperti e dai membri del Direttivo AIH), garantendo così l’uscita di pubblicazioni di qualità, esigenza molto sentita soprattutto oggi che vi è un’iperproduzione di libri.
Il settore dell’editoria è indubbiamente un “campo di gioco” difficile, ma abbiamo tutti i numeri per creare una realtà culturale che non sia una semplice impresa, quanto piuttosto una comunità di studio e ricerca che ancora manca nel nostro Paese.
Noi dunque non demordiamo, e ci adopereremo per far partire comunque questo progetto entro l’autunno. Quanto desiderano sostenere l’iniziativa, questa volta al di fuori del canale di crowdfunding, possono prendere direttamente contatto con la Segreteria AIH all’indirizzo e-mail info@aih-haiku.it.

LL: Oltre ad essere Presidente di AIH e EHS, sei anche uno scrittore di haiku. Personalmente, a quale delle due attività ti senti più legato?

LC: Non mi è possibile mettere sullo stesso piano le due cose, semplicemente perché scrivere haiku è parte integrante del mio modo di vivere e di interagire con la realtà che mi circonda (sebbene pubblichi pochissimo online), mentre la direzione di AIH e EHS è un compito che richiede costanza, impegno e sacrificio. In quanto fondatore, considero queste due Organizzazioni (specie l’AIH) come mie “figlie”, ma voglio che esse possano crescere e vivere indipendentemente da chi le sovrintende. Tra due anni terminerà il mio mandato come Presidente AIH; che a quel punto io venga riconfermato nella carica o che torni ad essere socio ordinario, dedicherò allo studio e alla promozione dello haiku le stesse energie che dedico oggi, certo che la direzione dell’associazione sarà sempre in ottime mani.

LL: Bilancio dell’intervista. Normalmente sei dall’altra parte del “microfono”, nel ruolo di intervistatore. Com’è stato fare la parte dell’intervistato?

LC: È un’esperienza che vivo sempre con entusiasmo. Mi piace essere intervistato, perché ho la possibilità di parlare di temi che mi stanno a cuore.
Devo dire, comunque, che anche il ruolo di intervistatore mi stimola parecchio, dal momento che mi permette di conoscere gente nuova e di entrare in contatto con visioni poetiche, opinioni e idee sempre diverse.

FotoLuca Cenisi (Pordenone, 1983) è fondatore e Presidente dell’Associazione Italiana Haiku e della European Haiku Society.
Ricercatore, saggista e haijin, ha all’attivo numerose pubblicazioni ed è considerato tra i massimi esperti di poesia haiku a livello internazionale.
Nel 2012 ha costituito la Scuola Yomichi (夜道, letteralmente, “strada notturna”) per l’insegnamento e la promozione dello haiku in Italia.
Dal 2015 è Responsabile dell’Archivio Nazionale dei Poeti di Haiku e direttore editoriale di Makoto, la più importante rivista di haiku in Europa.
Organizza corsi, seminari e progetti formativi dedicati allo haiku in tutto il Paese, attraverso il progetto #corsohaiku, in particolare per scuole e insegnanti.
Tra le sue principali pubblicazioni in materia, ricordiamo: Il fiore e lo haijin. Haru ni narimashita (2009), Keiryū (2011), Guadando il fiume. Per uno studio coerente ed unitario della poesia haiku (2013) e La luna e il cancello. Introduzione alla poesia haiku (2016).
Nel 2014 ha curato la prima raccolta italiana di haiku interamente dedicata alla figura della poetessa Fukuda Chiyo-ni (1703-1775), intitolata la Donna di neve (Pordenone, Edizioni Manyoshu).

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