I pini di Takasago, di Chris Drake

Lettura critica di uno hokku di Kobayashi Issa, tratta dal gruppo di discussione Haikai Talk. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

高砂は榎も友ぞころもがへ
takasago wa enoki mo tomo zo koromogae

i pini di Takasago
compagni del bagolaro
nelle nuove vesti d’estate

Questo hokku risale all’11 maggio 1804, quando Issa stava ancora soggiornando a Edo. Qui il poeta sembra evocare il celebre “doppio pino” del cortile del santuario di Takasago, a ovest di Osaka. Sin dai tempi antichi questa pianta – singola, ma che si dirama in due tronchi separati appena sopra la superficie del terreno – è stata venerata in quanto simbolo dei corpi uniti delle due divinità creatrici dell’universo appartenenti alla mitologia sciamanica shintoista. Uno dei due tronchi rappresenterebbe infatti la madre cosmica Izanami, mentre l’altro sarebbe l’incarnazione della divinità maschile Izanaki (o Izanagi); il punto in cui essi di separano, dando vita alla diramazione principale, viene considerato il centro della loro unità e fertilità.
I due pini si amano profondamente, ma Issa aggiunge alla loro relazione la presenza di un amico comune: un imponente e rigoglioso bagolaro che si erge proprio nei pressi del cortile del santuario.
Secondo la tradizione giapponese, i pini sono spesso considerati la reincarnazione di divinità, mentre i bagolari sarebbero la dimora di goblin e di altre creature semi-divine; in tal senso, dunque, Issa li ritiene dei veri e propri “amici” o “compagni” soprannaturali.
I pini sono piante sempreverdi, mentre i bagolari sono decidui. Tuttavia, i due pini qui raffigurati dal poeta sembrano non dare troppa importanza alla loro natura, legandosi profondamente alla pianta vicina attraverso un sentimento quasi simbiotico.

Siamo nella prima settimana del quarto mese (maggio), ossia il primo mese dell’estate lunare, quando gli uomini cambiano il proprio guardaroba, indossando vesti sottili e leggere. I pini di questo hokku sembrano particolarmente attratti dal bagolaro, lodandolo e ammirandolo per quel suo grande manto estivo, verde e ricco di foglie lunghe e larghe. Sembra quasi che tra queste piante stia intercorrendo un silenzioso – ma assolutamente vivo – dialogo divino.

Sul fatto che il termine Takasago si riferisca proprio al doppio pino dell’omonimo santuario, si veda Issa’s Complete Works 2.207, nota 2. Si legga anche lo scritto 5.251, nota 6, per un verso di renku molto simile (takasago wa enoki no koe mo natsukashiku) – sempre a firma di Kobayashi Issa – nel quale Takasago rimanda inequivocabilmente alla pianta divina del santuario, proprio alla luce dei versi contigui cui è collegato.
A mio avviso, è altamente probabile che Takasago, in questo hokku, intenda riferirsi al doppio pino divino, in quanto quest’ultimo era estremamente noto ai tempi di Issa sia per la sua valenza religiosa che come ambientazione di una celebre scena noh. Questa non solo veniva recitata spesso, ma le sue parti salienti venivano cantate durante diverse celebrazioni; Issa deve, quindi, aver memorizzato alcune di esse, traendo ispirazione per la composizione dello scritto in esame.
La scena era talmente celebre che le immagini delle antiche divinità – che in scena avevano assunto sembianze umane – erano utilizzate come decorazioni per le case e venivano messe in mostra durante le celebrazioni del Nuovo Anno, durante i matrimoni, ecc. Anche nell’opera teatrale Takasago, il titolo si riferisce inequivocabilmente al pino dell’omonimo santuario, principale punto di riferimento della zona per diversi secoli.

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