Note di Samisen: lo haiku in Italia, di Pasquale Asprea

L’interesse per la cultura giapponese in Italia prese forma a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, grazie alla curiosità di un giovane Gabriele D’Annunzio che, da grande ammiratore del Giappone e della sua cultura, scrisse alcuni versi in metrica tanka 短歌, raccolti poi nella pubblicazione Outa Occidentale dove scrive:

Guarda la Luna
tra li alberi fioriti
e par che inviti
ad amar sotto i miti
incanti ch’ella aduna

Veggo da i lidi
selvagge gru passare
con lunghi gridi
in vol triangolare
su ‘l grande occhio lunare

Ma si deve a Mario Chini la pubblicazione di una delle prime traduzioni in lingua italiana dal giapponese di tanka e haiku.
Mario Chini (1876-1959) fu un grande letterato. Critico, studioso d’arte e di folclore e poeta, oltre che saggista, traduttore e professore di lettere, svolse la sua attività di insegnante in vari licei, dapprima in Abruzzo, poi in Umbria, prima di ricevere la cattedra di letteratura Occitanica presso l’Università di Roma. L’attività di traduttore gli fu molto congeniale; tra i suoi lavori troviamo le traduzioni dall’occitano di Frèdèric Mistral, il poema persiano Rubaiyyat di Omar Khayyam e altre opere straniere.
Nel 1904 uscì la raccolta di Note di Samisen. Diviso per stagioni, Mario Chini attinge a piene mani a due grandi raccolte classiche della poesia giapponese, il Kokinshū 古今集 e il Man’yōshū 万葉集. Molto interessante e piena di spiegazioni inerenti i canoni e la sillabazione è la Prefazione dello stesso autore.
Negli anni scrisse a sua volta haiku che, dopo la sua dipartita, la moglie riunì in un volume intitolato Attimi, pubblicato a Roma nel 1961.

L’haikai

In tre versetti
tutto un poema e, forse,
tutta una vita

Meriggio

Tutto riposa
in una stessa inerzia –
la luce e l’ombra

Vecchio cortile

Colonne d’archi,
e, fra colonne ed archi,
luna e silenzio.

I suoi Attimi sono, come li definì lo stesso autore, «balbettii, apparentemente quanto al suono, schizzi in punta di pennello, quanto al segno, sprizzi di pensiero e di sentimento, quanto al significato».

2 thoughts on “Note di Samisen: lo haiku in Italia, di Pasquale Asprea

  1. maria.laura.valente

    Note di Samisen è un’interessante avventura letteraria, che fu preludio all’Intermezzo quasi giapponese di Saba che, non a caso, ne riprende nella dicitura “Intermezzo” l’allure musicale. Il tuo scritto, nitido e preciso, rende piena giustizia al valore di quest’opera di Chini e all’influenza ch’essa in seguito. I miei complimenti, Pasquale. Voli alto, come sempre.

  2. Eufemia

    L’ho letto con grandissimo interesse. Molte cose le ignoravo e ringrazio Pasquale poiché ha riempito una grande lacuna che mi portavo dietro da anni, riguardo la poesia giapponese in Italia.Superlativo!

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