La poetica del kinuginu, di Maria Laura Valente

Nel microcosmo cortigiano di epoca Heian (794-1185), la poesia riveste un ruolo di estrema rilevanza nei rapporti sociali. Attraverso la versificazione si esprimono i sentimenti scaturiti da una intensa consonanza con l’istante vissuto, si imbastisce il dialogo amoroso, si dimostrano le proprie competenze culturali, si mette in luce la propria maestria compositiva e, non da ultimo, si dà prova della propria sensibilità.
In questo contesto, la poesia è intrinsecamente legata alla sfera comunicativa. Non si scrive solo per sé stessi bensì per cercare di trasmettere agli altri, attraverso la corrispondenza o la declamazione, l’intensità e l’unicità del proprio sentire. Da questa natura sociale della poesia scaturisce l’estremo rigore formale che caratterizza una prassi compositiva volta a trasformare la fluida libertà della percezione estetica in un testo poetico con caratteristiche nettamente definite, come il waka 和歌, (letteralmente, “poesia giapponese”) composto da 31 “sillabe” articolate in 5 versi, secondo lo schema 5-7-5-7-7.
Le occasioni favorevoli alla composizione, spontanea o meditata, di waka sono molteplici e spaziano dalle ricorrenze ufficiali alla contemplazione estemporanea della natura, dalla percezione dolcemente malinconica dell’essenza effimera del tutto alle infinite gradazioni della passione amorosa.
Quest’ultima dimensione si connota come una delle circostanze più propizie, in quanto, in ossequio al severo codice comportamentale dell’epoca, i contatti diretti uomo-donna sono rari e fugaci. In ragione di ciò, le relazioni amorose si consumano in gran parte per via epistolare e la passione divampa nei versi, che si colorano di tutte le sue accezioni: desiderio, languore, rimpianto, gelosia, delusione.
I waka a tema amoroso che ci sono giunti sono racchiusi in varie opere letterarie, quali principalmente raccolte imperiali, nikki 日記 ed uta monogatari 歌物語. Dalla loro lettura, emergono non solo i sentimenti degli autori ma anche le vive immagini delle usanze del tempo, che da mere consuetudini invalse nell’uso quotidiano si trasformano in topoi poetici, uno dei più ricorrenti e interessanti dei quali è quello del kinuginu 後朝 (“il mattino seguente”). Per favorire una piena comprensione sia del significato del termine sia dei suoi caratteri distintivi, appare opportuna una breve illustrazione del contesto di riferimento.

La società androcentrica di epoca Heian consente la poligamia. Un gentiluomo può, pertanto, avere una kita no kata 北の方 (“moglie ufficiale”) affiancata da varie shō 妾 (concubine), che vivono in aree distinte all’interno della sua dimora, ma la sua passione può rivolgersi anche ad altre donne, che vivono altrove. Al fine di preservare l’onorabilità e la sensibilità della kita no kata, limitando inoltre l’insorgere di maldicenze, gli incontri (che fanno seguito ad un periodo di scambi epistolari) avvengono nottetempo, all’insegna della massima segretezza (kayoi 通い), in casa della dama o in altra dimora idonea. Spesso il gentiluomo si avvale di una onnaguruma 女車, un mezzo di trasporto riservato alle donne e dotato di cortine, per passare meglio inosservato. Giunto nella casa dell’incontro, si tiene una conversazione tra l’uomo seduto sulla engawa 縁側 (la veranda/corridoio esterno che gira attorno alla casa) e la donna inginocchiata dietro una cortina. In questa fase, avviene la cosiddetta kaimami 垣間見 (“vista attraverso un divisorio”). Se la relazione è ormai giunta ad un livello avanzato, si trascorre insieme la notte persi in giochi d’amore. Si dorme poi assieme, coperti dalle vesti di entrambi, sparse alla rinfusa e accatastate sui corpi abbracciati. L’abbigliamento Heian, infatti, è caratterizzato da un rilevante numero di vesti coordinate; quello femminile, ad esempio, è composto da: nagabakama 長袴 (gonna pantalone), hitoe 単 (veste sfoderata), kasane uchigi 重袿 (vesti sovrapposte), uchiginu 打衣 (veste in seta), uwagi 上衣 (sopravveste), mo 裳 (strascico) e karaginu 唐衣 (giacca).
Sono brevi, però, le ore di sonno che è lecito concedersi al termine della notte condivisa, poiché la necessità di segretezza impone agli amanti una sveglia antelucana, affinché l’uomo (o, più raramente, la donna) possa allontanarsi con la massima discrezione consentita. Al momento del risveglio, dunque, dopo un brevissimo istante trascorso ancora l’uno accanto all’altra, inizia il rituale della separazione, il cui primo atto è il recupero delle vesti utilizzate come coperte improvvisate. Esse vengono poi indossate nuovamente sia dall’uomo sia dalla donna e da ciò nasce l’uso del termine kinuginu che, derivando dalla ripetizione della parola kinu (veste), evoca l’atto di separare gli abiti, malinconico preludio alla separazione dei corpi ma non delle anime degli amanti. Dopo essere rincasato al mattino, infatti, l’uomo compone subito un waka che esprima le vibratili sensazioni del momento, inserendo poi il componimento in una lettera. Tale missiva, nota come kinuginu no fumi 後朝の文 (“lettera del giorno dopo”), redatta con particolare cura su carta pregiata e profumata, viene poi recapitata all’amante da un messaggero di pari eleganza, il kinuginu no tsukai 後朝の遣い (“messaggero del giorno dopo”), che ha anche il compito di portare indietro la risposta della dama, che deve essere di livello pari al quella ricevuta.
Una kinugunu no fumi inadeguata, come tono o presentazione, può essere per l’amante che la riceve una cocente delusione, come accade, ad esempio, al celebre Hikaru Genji, protagonista del Genji monogatari 源氏物語, il quale prova una profonda vergogna leggendo l’inappropriata lettera del giorno dopo vergata da Nyosan, al da nasconderla alla sua compagna favorita, la raffinata Murasaki, temendo il suo disappunto.
I sentimenti espressi nelle liriche del kinuginu – che, nella casistica amorosa seguono la fase definita au koi 逢恋, ossia l’incontro d’amore vero e proprio – sono solitamente il rimpianto per la separazione e il desiderio di un prossimo incontro, entrambi resi più intensi dalla consonanza con la natura.

In questo anonimo waka tratto dal Kokin waka shū 古今和歌集, che si configura come kinuginu no uta 後朝の歌 (“lirica della separazione”), l’uso del termine kinuginu esprime tutta la malinconia della separazione forzata:

shinonome no
hogara hogara to
akeyukeba
ono ga kinuginu
naru zo kanashiki

Appena il cielo a levante
si schiude alla luce
sempre più soffusa,
che tristezza infonde separare
le nostre vesti che ci coprivano uniti

Il waka di Fujiwara no Toshiyuki ci mostra che, la separazione delle vesti, il gentiluomo si allontana controvoglia dalla casa dell’amata, prima che il sorgere del sole possa rivelare la sua presenza ad occhi indiscreti:

akenu tote
kaeru michi ni wa
kokitarete
ame mo namida mo
furisohochitsutsu

Al preannuncio dell’alba
lasciai la tua porta
e sulla via del ritorno, repentine,
la pioggia e le lacrime
scesero a bagnarmi profondamente

Giunto a casa, l’uomo compone una lirica che celebra il fuggevole incontro della notte precedente e la inserisce nella kinuginu no fumi da inviare alla donna amata, la quale risponderà in modo appropriato. A volte, però, è la donna ad inviare per prima la missiva e a ricevere la risposta, come ci mostra questa coppia di waka, tratti sempre dal Kokin waka shū ma presenti anche nell’Ise monogatari 伊勢物語. In questo frangente, il gentiluomo, Ariwara no Narihira, che svolgeva mansioni burocratiche nella provincia di Ise, all’indomani di una notte d’amore condivisa con una principessa che ricopriva la carica di officiante presso il Santuario di Ise, fatica a trovare un kinuginu no tsukai che recapiti la sua missiva. Mentre cerca di risolvere il problema, gli giunge la kinuginu no fumi della Sacerdotessa:

kimi ya koshi
ware ya yukikemu
omōezu
yume ka utsutsu ka
nete ka samete ka

Fosti tu a venire
o fui io ad andare:
non posso ricordare;
era sogno o realtà
dormivo o ero sveglia?

A questi versi, Ariwara no Narihira risponde adeguatamente:

kakikurasu
kokoro no yami ni
madoiniki
yume utsutsu to wa
yohito sadameyo

Nelle tenebre
che offuscano l’animo
ero smarrito.
Sogno o realtà:
decidano gli altri

La missiva del giorno dopo può essere inviata dalla donna anche in altre occasioni. È quanto accade, ad esempio, in un episodio narrato nell’Izumi Shikibu nikki 和泉式部日記. In questo frangente, il principe Atsumichi, preoccupato per le maldicenze della gente, conduce segretamente la Dama in una residenza sicura, per trascorrere insieme le ore notturne. Rincasata al mattino, la poetessa gli invia questo waka:

yoigoto ni
kaeshi wa su tomo
ikade nao
akatsukioki o
kimi ni sesaseji

Anche se ogni notte
dovessi congedarmi da voi
vorrei trovare il modo
per evitarvi il dolore
della separazione all’alba

La risposta del principe è all’altezza dei versi dell’amata:

asatsuyu no
okuru omoi ni
kurabureba
tada ni kaeramu
yoi wa masareri

Le notti in cui
sono andato via
senza vedervi
ho sofferto molto più
della separazione all’alba

Nella delicata malinconia che traspare dalla poetica del kinuginu si può ravvisare una delle cifre distintive dell’estetica di epoca Heian, molto vicina alla sensibilità del mono no aware 物の哀れ: nulla è eterno, nulla è nel pieno controllo dell’uomo, tutto è destinato a scivolare via, a mutare, a declinare. Ciò non deve, però, suscitare mera disperazione bensì sublimarsi in delicata malinconia e apprezzamento più intenso del momento presente.

Bibliografia

  • I. Sagiyama (a cura di), Kokin waka shū. Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne, Milano, Ariele, 2002.
  • S. Vignali (a cura di), Tosa Nikki, Venezia, Cafoscarina, 2004.
  • C. Negri (a cura di), Diario di Murasaki Shikibu, Venezia, Marsilio, 2015.
  • C. Negri (a cura di), Diario di Izumi Shikibu, Venezia, Marsilio, 2008.
  • A. Maurizi (a cura di), Storia di Ochikubo, Venezia, Marsilio, 2001.
  • Murasaki Shikibu, Storia di Genji, il Principe Splendente, Torino, Einaudi, 2006.
  • I. Morris, The World of the Shining Prince: Court Life in Ancient Japan, New York, Knopf Doubleday Publishing Group, 2013 (voce di Glossario).
  • E. Miner, H. Odagiri, R.E. Morrell, The Princeton Companion to Classical Japanese Literature, Princeton, Princeton University Press, 1988 (voce di Glossario).

8 thoughts on “La poetica del kinuginu, di Maria Laura Valente

    1. maria.laura.valente

      Ti sono gratissima, Eufemia. Il tuo apprezzamento è molto importante, per me. Sono lieta che questo studio su alcuni aspetti dell’epoca Heian ti sia piaciuto. A presto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...