Un incontro nel secchio, di Chris Drake

Lettura critica di uno hokku di Kobayashi Issa, tratta dal gruppo di discussione Haikai Talk. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

Il farsi incontro

つるべにも一夜過ぎけりなく蛙
tsurube ni mo hito yo sugi keri naku kawazu

per tutta la notte
anche nel secchio –
gracidio di rane

Questo hokku risale al mese di novembre del 1803, quando Issa stava soggiornando in una zona piuttosto povera di Edo, cercando infruttuosamente di imporsi come Maestro di haikai. Esso sembra dunque essere il ricordo di una notte di primavera. Oltre a scrivere, Issa era anche impegnato a studiare la poesia cinese antica e lo Yìjīng, il libro divinatorio anche detto “Libro dei Mutamenti” o I-Ching.
Ad introdurre lo hokku è la denominazione del quarantaquattresimo esagramma dell’I-Ching, spesso tradotto come “Il farsi incontro”, anche se il titolo completo sarebbe “Il vento al di sotto del Cielo, farsi incontro/incontrare”. Questo esagramma è composto da una linea spezzata (yin) posta al di sotto di cinque linee intere (yang) e suggerisce l’ingresso dello yin all’interno di una situazione dominata dallo yang, come quando le notti cominciano ad allungarsi e a prendere gradualmente il sopravvento sul giorno, dopo il solstizio d’estate. Il potere dello yin dev’essere qui particolarmente forte, nonostante la sua modesta presenza; un potere in grado di germogliare con costanza nel terreno dello yang e di crescere sempre più.
Secondo il commentario dell’I-Ching, questa situazione è simile a quella di una donna potente con molti amanti, ossia una donna che, secondo una visione confuciana, è molto pericolosa da sposare. Il commento prosegue, ponendo l’accento sul fatto che “l’incontrarsi” rimanda sostanzialmente all’unione di Terra e Cielo, la quale consente ad ogni cosa di assumere le varie forme tangibili che conosciamo.

In questo hokku, i canti di accoppiamento delle rane si avvertono ovunque, perfino nel secchio, che verosimilmente contiene ancora un po’ d’acqua. In questa notte, la Terra e il Cielo paiono accoppiarsi in maniera vigorosa e decisamente udibile. Una rana femmina ha rivendicato il secchio del pozzo, ove attende di consumare il suo incontro. Una rana maschio – che ha gracidato ininterrottamente, superando così ogni travaglio per essere la prescelta – salta infine nel secchio, senza tuttavia interrompere il proprio canto, che continua fino all’alba. Come evidenziato dal poeta contemporaneo Katō Shūson nel suo libro dedicato a Kobayashi Issa, «lo sposo temporaneo canta il proprio cuore alla sua amante notturna».

Le rane molto spesso restano in posizione di accoppiamento per ore o addirittura per giorni, mentre la femmina depone lentamente le uova. In questo modo, il rituale di accoppiamento sembra davvero durare tutta una notte. È probabile che la femmina abbia scelto il proprio compagno in base al vigore del suo canto, che non si stanca mai di ascoltare.

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