Un haibun di Fabrizio Pecchioli

Ho caricato la sveglia alle 6:45 sul telefonino, un richiamo ogni cinque minuti. Non vorrei riaddormentarmi, ho un appuntamento, il giorno dopo, alle dieci del mattino circa e non mi piace essere in ritardo o dover fare le cose con furia. Mi provoca stress.
Il gesto è il solito: la mano sinistra che cerca il telefono sul comodino mentre suona la sveglia. Tocco il touchscreen e disattivo la suoneria (tra l’altro odiosa, mi riprometto di cambiarla). Mi alzo, mi reco in bagno per le necessità del mattino e mi preparo alla partenza: oggi nei miei piani c’è Genova, per precisione Bolzaneto; credo sia una piccola frazione di campagna, ho trovato su internet un allevamento di cani, il mio, Pedro un bellissimo golden retriever, che ci ha lasciati circa tre mesi fa.

Sento che è giunto il momento di andare a cercare un nuovo amico, o forse è il vecchio amico che mi riconduce a lui (credo molto in questi piccoli dettagli animici). Parto con lo spirito giusto, alle 7:45. Accanto a me, sul sedile del passeggero, mia figlia Valentina, oggi 7 luglio è il suo venticinquesimo compleanno: un regalo per lei? O uno per me?
Comunque, decido di fare la superstrada almeno fino a Livorno, per poi immettermi nell’autostrada che mi porterà a Genova. In questo breve tratto, circa ottanta chilometri, ci sono molto campi di girasoli in piena fioritura. È uno spettacolo vedere tutte quelle corolle d’oro rivolte dalla stessa parte, sembra un esercito di ordinati soldati alla parata del generale Sole:

tiepido sole –
comunque rivolti ad est
dei fiori gialli

Ma il tratto più bello è quando il serpente d’asfalto passa Massa Carrara ed entra, da lì a breve, nel territorio ligure, strisciando tra montagne rigogliose e i paesini arrampicati su esse:

paesi arroccati –
svettano i campanili
su tutti i monti

Arrivo a Genova Est, dopo circa due ore e mezza, sento subito l’odore del mare. Guardo con attenzione le indicazioni che il Signor Maurizio mi ha dato e raggiungo il luogo in dieci minuti o poco più. Giù dal cancello del suo allevamento di Bracco italiano, sento abbaiare dei cani… Suono il campanello, convinto che sarà un cane a scegliere noi.

s’apre il cancello:
mi urina sul piede
un cucciolino

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