Cinque cose sullo haiku che (forse) non sapevi

Cinque curiosità e aneddoti sulla poesia haiku, a cura di Luca Cenisi

1. L’origine del termine

Il termine haiku 俳句 non è stato coniato da Masaoka Shiki (1867-1902), come generalmente ritenuto, ma risale a oltre due secoli prima. Esso compare infatti per la prima volta all’interno dell’Obae-shu di Hattori Sadakiyo del 1663, come forma contratta di haikai no ku 俳諧の句.

2. Il riferimento stagionale o “kigo”

Il termine kigo 季語 (“parola della stagione”), è piuttosto recente e risale al XX secolo. Esso venne coniato da Otsuzi Ōsuga (1881-1920) nel 1908, a indicare esplicitamente il riferimento stagionale contenuto nello haiku. Prima di allora si adottava l’espressione ki no kotoba 季の言葉 (letteralmente, “parole della stagione”) o semplicemente ki 季 (“stagione”).

3. On e onji

I termini on 音 (“suono”) e onji 音字 (“carattere dotato di suono”) non sono sinonimi. Il secondo è, infatti, un termine linguistico arcaico e oramai obsoleto, entrato impropriamente nel registro lessicale occidentale a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

4. La fauna “domestica”

All’interno del saijiki 歳時記 sono quasi del tutto assenti termini o espressioni stagionali riferiti agli animali domestici, eccezion fatta per l’espressione neko no noi 猫の恋 (“amore dei gatti”), tipicamente associata al periodo primaverile.

5. Il karumi

Il karumi 軽み (“leggerezza”), principio chiave all’interno della poetica di Matsuo Bashō (1644-1694) deriva dall’aggettivo karoshi 軽し e possedeva, in origine, una connotazione negativa, giacché attributo di un qualcosa di frivolo, insignificante e privo di valore.

2 thoughts on “Cinque cose sullo haiku che (forse) non sapevi

  1. il blog della poesia

    So solo che mi sta passando la voglia 😦
    E’ ovvio che non sono contrario alla conoscenza ma più leggo più mi chiedo se esistono per l’haiku segni distintivi, e caratterizzanti. Altrimenti scriviamo tre versi, ne facciamo una composizione che dica qualcosa, che abbia un minimo di stile e poi lo chiamiamo haiku.
    Leggo autori vari – che ritengo tutti autorevoli – e trovo che l’haiku deve essere leggermente malinconico, che il passare del tempo deve essere sentito, poi leggo altro e trovo pure che l’haiku deve essere uno sguardo sulla realtà ma in chi scrive non devono esserci inflessioni emozionali (ma davvero?) e poi… e poi leggo tante cose, diverse e contraddittorie.
    Ritengo possibili e forse doverosi differenti segni che distinguono l’haiku da altre forme espressive, ritengo possibili e forse doverosi che siano diversi e svariati tali segni, ma che si conoscano con sufficiente chiarezza.
    Prendiamo ad esempio questi tre versi

    Bianca luna stasera
    improvvisamente piove
    non si esce leggere un libro

    Se qualcuno dice che questo è un haiku rido di delusione.
    Però poi mi deve dire anche perché non lo è.
    Ho scritto tre frasi e le ho messe in colonna, nient’altro.
    Se non esistono questi strabenedetti segni distintivi e caratterizzanti ciascuno può scrivere quello che vuole, e pretendere di avere scritto un haiku.
    P.S. – Naturalmente se ciò che chiedo esiste già, spero mi si voglia cortesemente spedire il (o i) link.
    A presto !

    Santino C.

    Date: Sat, 16 Jul 2016 15:48:30 +0000
    To: santi.cicala@hotmail.it

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