I gendai haiku: un primo approccio teorico, di Luca Cenisi

L’Associazione Italiana Haiku (AIH) ha recentemente creato una Pagina Facebook (Gendai haiku) il cui scopo è quello di incoraggiare il pubblico italiano alla lettura e allo studio dello haiku moderno. Si tratta di un progetto estremamente importante, poiché gli interventi pubblicati non si limitano alla mera traduzione/presentazione di opere di autori stranieri o nostrani, ma intendono fornire tutti gli strumenti necessari a una piena comprensione del movimento gendai 現代.

Ma cosa sono i realmente i gendai haiku?

Va innanzitutto premesso che, con l’espressione gendai haiku 現代俳句, ci si riferisce non tanto a un dato “assetto” poetico, quanto, piuttosto, a un periodo nella storia di questo genere letterario che parte dalla fine del XIX secolo sino ad arrivare ai giorni nostri.
Alla base del movimento gendai vi è l’esigenza di aprire lo haiku tradizionale a nuove tematiche sociali, culturali, politico-economiche e via dicendo, andando spesso oltre le regole compositive “canoniche”, come la presenza di un riferimento stagionale (kigo 季語/kidai 季題) o il rispetto dello schema fisso (teikei 定型) in 5-7-5 sillabe (rectius, on 音, “suoni”).
L’analisi del presente dilata la prospettiva naturalistica in senso stretto, andando ad abbracciare una serie di eventi, immagini e ricostruzioni poetiche che nello haiku neo-classico non sono altrimenti riscontrabili. Scrive, a tal proposito, Kaneko Tohta:

È necessario percepire quel senso di vita (ikimono) che risiede in tutte le cose – non solo negli esseri viventi, ma in tutto ciò che fa parte della vita quotidiana; che si tratti di una radio, di un treno ad alta velocità, di un computer e così via¹.

Il materiale su cui lavora lo haijin è destinato a cambiare, o meglio, ad evolvere. Si passa così da un catalogo di termini ed espressioni stagionali (kigo e kidai) a una varietà di parole chiave (keywords) non necessariamente identificabili con un dato periodo dell’anno (muki 無季, letteralmente “senza stagione”), in grado di dilatare «il campo delle associazioni alla vita umana, includendo ogni genere di invenzione»².
In questi termini, risulta emblematica la pubblicazione del Gendai Haiku Saijiki, curato dalla Gendai Haiku Kyōkai di Tokyo nel 2004, ossia un vastissimo catalogo (in 5 volumi) di parole chiave e termini non stagionali (muki) capaci di fungere da centro espressivo o fulcro compositivo per i poeti gendai.

Cosa resta, dunque, dello haiku che tutti noi siamo abituati a conoscere in questa forma “moderna”? Resta un’attenzione, sincera e irriducibilmente umana, nei confronti del mondo in cui vivono poeta e lettore, un mondo in continuo cambiamento ed evoluzione, caratterizzato da un inarrestabile progresso scientifico e tecnologico e da un crescente interesse verso la dimensione sociale del vivere.
“L’intima connessione con l’universo” di cui parlava Kawahigashi Hekigotō (1873-1937) risiede proprio qui: nella consapevolezza che ogni cosa cambia, si evolve, si sviluppa, e che la visione del kachofūei di Takahama Kyoshi (1874-1959) – ossia dello haiku come rappresentazione oggettiva di “fiori e uccelli” – non è in grado di registrare quella “percezione schietta e istintiva” (honnōteki na kankaku 本能的 な 感覚) di cui parla Tohta e che permette allo haijin di cogliere l’aspetto vitale di ogni cosa, naturale o artificiale che sia.
Prendendo in prestito le parole del poeta austriaco Dietmar Tauchner, possiamo dunque affermare che lo haiku moderno (gendai) «riguarda ogni aspetto della vita umana, incluse le esperienze della guerra, le conseguenze dei conflitti nucleari, e via dicendo»².

Da un punto di vista compositivo, il poeta gendai non segue regole prestabilite. Il modello 5-7-5 viene, infatti, spesso sostituito da uno schema più “aperto” (jiyuritsu 自由律 o “forma libera”), mentre lo stacco (kire 切れ), pur continuando a trovare largo impiego, può non di rado perdere la propria referenzialità nell’economia complessiva dello scritto.
Per contro, conquistano maggior spazio figure retoriche come la metafora e l’analogia, in grado di veicolare esperienze e significati al di là del puro dato letterale; il linguaggio si arricchisce del valore del simbolo, seguendo uno sviluppo meno diretto e immediato e maggiormente prospettico, esaltando la semantica delle parole mediante processi di associazione o contrasto più raramente riscontrabili negli haiku tradizionali.
A giocare un ruolo determinante, nella stesura di un buon gendai haiku, rimane la profonda consapevolezza del momento storico-sociale in cui vivono l’autore e il lettore, il desiderio di vivere pienamente il presente percependo quel soffio vitale che anima ogni cosa, anche quegli oggetti o avvenimenti che ne risultano apparentemente privi.

Note
¹ Kaneko Tohta, Ikimonofūei. Poetic Composition on Living Things, Winchester, Red Moon Press, 2011, p. 71.
² Dietmar Tauchner, Lo haikai vive di novità. Breve introduzione ai gendai haiku, 2015.

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