La luna e il pozzo, di Chris Drake

Lettura critica di uno hokku di Kobayashi Issa, tratta dal gruppo di discussione Haikai Talk. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

井の底もすつぱりかはく月よ哉
i no soko mo suppari kawaku tsuki yo kana

perfettamente asciutto
anche il fondo del pozzo –
chiaro di luna

Questo hokku risale alla metà del sesto mese (o forse ad agosto) del 1822, periodo in cui Issa viveva ancora nel suo paese natale con la moglie. A quei tempi i pozzi venivano solitamente puliti una volta all’anno, alla fine del sesto mese o durante il Festival delle stelle, il 7 luglio. Si trattava di un lavoro molto impegnativo, e spesso i vicini si aiutavano a vicenda.
Probabilmente, il fratello minore di Issa e alcuni contadini che gestivano i campi di risaie lasciati dal padre del poeta si sono riuniti per dare una bella pulizia al pozzo. Come prima cosa, devono aver temporaneamente interrotto l’afflusso d’acqua al torrente sotterraneo; successivamente, devono aver liberato il pozzo dall’acqua stagnante rimasta nella struttura. Una volta ripulito il fondo da sabbia, ghiaia e fango, avranno sicuramente lasciato il pozzo ad asciugare, prima di ripristinare la corrente di acqua fresca.

In questo hokku il pozzo è rimasto ad asciugare durante la notte. La luce della luna dev’essere stata davvero brillante, dal momento che addirittura (mo) il fondo (evidentemente privo d’acqua) poteva essere scorto interamente. Issa ci suggerisce che il solo fatto di osservare il fondo del pozzo dà l’impressione di poterlo toccare. Il lettore è in grado di percepire questo potente senso di “presenza” anche grazie al ricorso all’avverbio onomatopeico suppari, che implicitamente fornisce alla scena una sensazione di completezza, di purezza e di candore, del tutto assimilabili a sensazioni di benessere e freschezza.
Le profondità del pozzo, dopo essere rimaste solo parzialmente visibili nell’arco di tutto l’anno, sono ora totalmente pulite e chiare; questa pienezza d’immagine dona al lettore un senso di appagamento e una reale percezione della presenza del pozzo stesso.
Durante l’estate, l’”asciuttezza” o “aridità” reca con sé anche un senso di freschezza e di relax; la continuità sintattica tra i versi due e tre rimanda a un legame cosmico più ampio, laddove il fresco e la luna luminosa penetrano nel terreno e riempiono il pozzo con una luce pura e secca, conferendo dignità e perfezione a questo semplice e comunissimo pozzo, già pronto a rifornire di acqua limpida i giorni a venire.

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