La virtù femminile di Harumi Setouchi

Approfondimento di lettura a cura di Maria Laura Valente.

HarumiUna raffinata disegnatrice di kimono e un’elegante monaca buddista incrociano i loro cammini nella magnifica cornice naturale del tempio di Gio, a Saga, ad ovest di Kyoto.
Ciò che unisce Ryoko e Loto della Saggezza è il sinuoso e appassionato fiume di parole con cui la religiosa ultrasessantenne rivela i multiformi sembianti da lei stessa assunti nel corso del tempo: Tami, bimba povera di campagna; Crisantemo di Mille Generazioni, seducente maiko del quartiere dei piaceri di Osaka; Diecimila Draghi, sofisticata geisha di Tokyo. E ancora: malinconica mantenuta di provincia, ricercata modella per cartoline, delusa moglie in viaggio negli States, amante saffica di una disinibita newyorkese, amante etero di un giovane accademico parigino, venerata attrice del cinema, consumata madame di caffè alla moda. Sempre bellissima. Sempre in fuga. Sempre causa prima e ultima dei propri insuccessi. Sempre incapace di tenere a freno le proprie passioni. Sempre pronta a ricominciare dopo ogni umiliazione. Fino alla scelta ultima dei voti sacri, fino alla definitiva metamorfosi ne La Signora del Romitaggio, la donna che aveva rinunciato al mondo e a quasi tutti i suoi piaceri.

– Mi scusi -, chinò lievemente la testa e trasse dalla borsetta di bianco raso damascato un pacchetto di Pall Mall e un accendino con cui si accese una sigaretta. […] – Sono riuscita a rinunciare al sake ma non a questo – spiegò gustando il fumo.

Nelle pagine del romanzo, che scorrono veloci grazie al felice connubio tra una scrittura liquida e una trama accattivante, il passato ed il presente si alternano con un equilibrio che nulla toglie all’erotismo che punteggia, con grazia scevra di volgarità, l’intera storia.

Hildegarde continuava a tenere stretta contro di sé Tami, e ogni tanto le sfiorava una guancia con la sua. Aspirava una boccata di fumo e le passava la sigaretta. […] Tami contemplava rapita l’armonia del volto di Hildegarde, intimidita dalla strana, conturbante, insolita varietà di piacere che l’essere umano poteva assaporare. […] – Ci ameremo per tutta la notte -, le sussurrò Hildegarde, con l’alito che già profumava di rosa. […] Quando l’ebbrezza si impadronì, rifulgendo, dei loro corpi, i freddi raggi della luna illuminarono le loro rosee carni, unite in un amplesso.

I racconti autobiografici di Loto della Saggezza aprono e chiudono lunghe parentesi nel fluire della vita quotidiana della trentaduenne Ryoko, così fluttuante, trattenuta, in bilico tra desiderio e timore di lasciarsi andare.

– Sposiamoci – […]
– Tu nei primi tempi non avevi intenzione di sposarmi. Perché non continuiamo come eravamo abituati? Così com’è, il nostro rapporto non mi dispiace. Non sento la necessità di cambiare –

Un perfetto contraltare alla vorticante esistenza della Signora del Romitaggio, alle sue scelte estreme, audaci, spesso avventate e catastrofiche. Ma sempre pienamente vissute. A briglia sciolta.
In queste continue rievocazioni di un passato non troppo remoto, quello del tramonto dell’epoca Meiji, di particolare fascino sono le minute descrizioni del karyukai, il mondo delle geisha, con le sue bellezze e il suo squallore, brulicante di maiko, danna (i “clienti-marito” delle geisha, loro principali finanziatori) e “portatori di scatola”.

Crisantemo di Mille Generazioni debuttò ufficialmente come maiko il 3 novembre di quell’anno, nel giorno del genetliaco dell’imperatore: una cerimonia così sontuosa da divenire una leggenda per i quartieri della zona meridionale di Osaka. […] La lunga sottoveste era di crespo di seta color vermiglio e il kimono con le maniche fluenti aveva un fondo giallo chiaro su cui sfumavano le tinte dell’arcobaleno, e una cascata di crisantemi di sette colori scendeva da una spalla fino all’orlo. L’obi nero era ravvivato da un motivo a scia di ventagli. […] Impiegarono un giorno intero a visitare tutte le case da tè […] (de)i cinque quartieri di piacere della zona meridionale di Osaka. […] Tami era costretta a girare da una casa da tè all’altra sopportando il peso dell’obi; alla fine era così esausta che le tremavano le gambe.

Interessanti i dettagli forniti sulle varie acconciature femminili, sulle loro origini e sulle sottili logiche sottese alla loro ostentazione.

La donna sfoggiava una gonfia acconciatura nello stile “a crocchia tonda”. […] Kida ricevette la visita inattesa del presidente Matsui. Costui lanciò uno sguardo severo all’acconciatura “a crocchia tonda” di Sayoko […] – Che strano, Kida, tu tieni una cameriera sposata? Nonostante l’età, io non ho mai visto una cameriera che al mattino sfoggi una pettinatura come questa, tutta profumata di unguenti! Davvero abbiamo fatto male […] ad obbligare Tami a rimanere così a lungo lontana da casa.

Delicate, le descrizioni paesaggistiche, al pari delle estetiche notazioni sugli abiti disegnati da Kyoko e su quelli indossati da Loto della Saggezza. Sovente, i due elementi si fondono, in un continuum elegante ed evocativo.

Oltre i vetri, incominciavano a brillare le luci di Kyoto, mentre sul cielo della collina di Arashiyama in fondo alla città, il sole tramontava illuminando di bagliori una striscia giallo pallido, simile a un obi srotolato.

Una nota particolare va riservata all’autrice, Setouchi Harumi, classe 1922.
Al pari di Loto della Saggezza, anche lei ha avuto una vita mondana intensa e passionale, al culmine della quale ha deciso di farsi monaca, rasandosi i capelli, prendendo i voti (1973) nella scuola buddista Tendai e assumendo il nome di Setouchi Jakucho. Da allora, vive appartata nella natura, nell’eremo Jaku-an, presso Kyoto, dove svolge un’intensa attività religiosa e letteraria. Relativamente a quest’ultima sua passione, meritano giusta menzione alcune sue fatiche, come ad esempio la traduzione del Genji Monogatari di Murasaki Shikibu dal giapponese antico a quello contemporaneo. La sua opera di svecchiamento non si è limitata all’aspetto linguistico ma si è estesa al versante psicologico della narrazione, conferendo, ad esempio, maggiore enfasi alle figure femminili che circondano il Principe Splendente. Da ricordare, inoltre, il riconoscimento tributatole a livello nazionale con l’assegnazione del Premio Tanizaki al suo romanzo Hana ni Toe, nel 1992.

Dati editoriali
Titolo originale: Jotoku
Autore: Setouchi Harumi
Prima edizione giapponese: 1963

Titolo italiano: La virtù femminile
Prima edizione italiana: Le Tavole d’Oro, 2000
Prima edizione Biblioteca Neri Pozza: 2006
Traduzione: Lydia Oreglia
Pagine: 590 (glossario escluso)

One thought on “La virtù femminile di Harumi Setouchi

  1. Eufemia

    Leggendo Maria Laura,ho immediatamente preso nota di questo libro. Non può non esserci nella mia libreria.
    Bravissima come sempre, ti leggo con profonda ammirazione. ❤

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