Dieci buche sotto il salice, di Chris Drake

Lettura critica di uno hokku di Kobayashi Issa, tratta dal gruppo di discussione Haikai Talk. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

青柳や十づつ十の穴一に
ao yagi ya jūzutsu jū no ana ichi ni

salice verde –
i bambini lanciano le conchiglie
verso dieci buche

Questo hokku risale al 3 aprile 1809, quando Issa si trovava a Edo, e parla un gioco per bambini molto popolare sia tra i maschi che tra le femmine, in voga soprattutto dopo i festeggiamenti dell’Anno Nuovo.
Durante la metà del XVIII secolo, questo gioco prevedeva l’utilizzo di monetine di rame, cosa che venne messa al bando nel 1806 (ossia tre anni prima della stesura di questo hokku), a causa della sua evoluzione come gioco d’azzardo tra adulti. Ritengo, dunque, che questo componimento faccia riferimento a un gioco tra bambini, volto al puro e semplice divertimento.
Sebbene Issa non menzioni il materiale, si sa che gli oggetti più utilizzati in queste occasioni, nell’area di Edo, erano le conchiglie rotonde delle lumache di mare, le bacche dure del sapindus, piccole pietre o noci.

Semplificando, lo scopo del gioco era quello di centrare una buca con la conchiglia o con un altro oggetto simile. La buca era posizionata a circa tre piedi da una linea tracciata nel terreno e il giocatore doveva effettuare il lancio posizionandosi a circa quattro pollici dalla suddetta linea. Se la conchiglia finiva in buca, andava tirata fuori e conservata, mentre se cadeva a terra vicino al bersaglio, doveva essere lasciata lì, permettendo al giocatore successivo di scegliere se effettuare il lancio con quella stessa conchiglia o con la propria. Nel caso in cui avesse fatto centro, il secondo giocatore poteva tenere entrambe le conchiglie; in caso di fallimento, invece, anche lui avrebbe dovuto lasciare sul terreno la sua. Il vincitore era, ovviamente, colui che collezionava il maggior numero di conchiglie a fine partita.
In questo hokku, le dieci buche sono state evidentemente scavate sotto o nelle immediate vicinanze di un salice, con frotte di bambini vivaci che corrono di qua e di là accarezzati dall’ombra dei suoi rami. Pare qui esserci un parallelismo tra le lunghe e verdi fronde dell’albero, che scendono come fiotti di una fontana, e il ritmo generale del lancio delle dieci buche, caratterizzato da un clima di allegria e giovinezza, in un flusso di immagini e suoni proiettati verso il futuro.
Etimologicamente, si ritiene che ana-ichi (il “gioco del lancio”) sia la variante di un altro termine impiegato per indicare questo stesso gioco, ana-uchi, ossia “centrare la buca”, con –uchi che si trasforma in –ichi.

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