Il paguro, di Chris Drake

Lettura critica di uno hokku di Kobayashi Issa, tratta dal gruppo di discussione Haikai Talk. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

住みづらい里はないとや身寄虫どの
sumizurai sato wa nai to ya gōna‑dono

Il Signor paguro dice:
“Mi sento a casa
in ogni villaggio”

Questo hokku risale al secondo mese lunare (marzo) del 1824, cioè due mesi dopo la morte dell’ultimo figlio superstite e dieci mesi dopo la scomparsa di sua moglie. In questo scritto, Issa osserva il comportamento di un paguro di terra e cerca di leggere (to ya) il suo “linguaggio del corpo”. L’autore utilizza un termine antico (gōna) – pronunciato, ai suoi tempi, con una “o” lunga – anche se probabilmente ne conosceva anche la variante colloquiale: yado-kari, ossia “creatura che prende in prestito la sua casa”. Questa espressione nasce dal fatto che il paguro si impossessa di conchiglie di dimensioni sempre più grandi man mano che il proprio corpo cresce, utilizzandole anche come riparo in caso di pericolo. Una volta trovata la conchiglia della giusta dimensione, la porta infatti in giro come strumento di protezione fino a quando non diventa troppo stretta.

Issa, gentilmente, parla del paguro come se fosse un onorevole essere umano, e si figura questo esserino mentre gli rivela che, per lui, non esiste alcun villaggio nel quale potrebbe trovarsi in difficoltà. Il paguro, infatti, porta sempre con sé la sua conchiglia, così da sentirsi sempre a casa ovunque vada. Il poeta sembra essere particolarmente interessato al discorso dell’onorevole paguro (gōna‑dono), poiché vive una situazione molto diversa dalla sua.
A giudicare dal tono dello hokku, Issa pare comunque suggerirci che, nonostante egli non possieda alcuna conchiglia che possa aiutarlo a dimenticare la perdita della propria famiglia e l’atteggiamento, freddo e distaccato, di molti suoi compaesani, riesce comunque ad apprezzare le parole dell’animaletto. Avrà ormai realizzato che anche lui ha bisogno di costruirsi almeno una piccola corazza per riuscire a trascorrere il resto della propria vita nel suo villaggio.

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