La neve e il rossetto, di Chris Drake

Lettura critica di uno hokku di Kobayashi Issa, tratta dal gruppo di discussione Haikai Talk. Traduzione dall’inglese a cura di Luca Cenisi.

紅皿にうはうけにけり春の雪
benizara ni uwa-ukenikeri haru no yuki

sopra il piattino
del rossetto vermiglio —
neve di primavera

Questo hokku risale all’undicesimo mese (dicembre) del 1823, anno in cui è morta Kiku, la moglie di Issa. Il mese successivo, a gennaio del 1824, lasciò questo mondo anche l’ultimo figlio del poeta, il quale rimase così completamente solo, senza più famiglia.
Nello stesso anno, nel corso del decimo e dell’undicesimo mese, alloggiò presso alcuni suoi allievi che vivevano nei dintorni del villaggio. È forse proprio in una di queste occasioni che Issa si mise ad osservare la neve cadere sopra il piattino di rossetto lasciato su un porticato, o forse, più semplicemente, stava ricordando la ciotola della defunta moglie in un contesto primaverile ormai passato.
Forse ancora, stava contemplando quel vassoietto semi-usato sopravvissuto alla scomparsa della propria compagna.

Il rossetto usato dalle donne giapponesi (e dagli attori del teatro kabuki) altro non era che una tintura rossa (beni) applicata all’interno di un piattino o di una piccola ciotola. Tale tintura veniva pennellata come fosse stata lacca, mediante applicazione di strati molto sottili. Prima che venisse applicato lo strato successivo occorreva che quello precedente si fosse completamente asciugato, in modo tale da concentrare e far durare i pigmenti di colore il più a lungo possibile.
Per tingere le labbra (o per dare colorito alle guance, mescolando la tintura con il trucco) in occasione di cerimonie o eventi speciali, le donne non dovevano fare altro che inumidire lo strato più superficiale del piattino con un pennellino o con il dito, in modo tale che i pigmenti rilasciassero la loro colorazione (che andava dal rosa al cremisi, a seconda della quantità di acqua utilizzata).

L’espressione giapponese uwa-uke viene scritta come 上受け o 上請け, sebbene Issa preferisse ricorrere ai simboli fonetici hiragana. Nella raccolta di 4.460 haiku di Issa, compare la parola mama ママ accanto all’espressione uwa-uke, e significa sic (“così”), con ciò confermando l’intenzione di Issa di ricorrere proprio al significato di uwa-uke.
Uwa-uke è traducibile come “ricevuto dall’alto”, “posto al di sopra”. Nel giapponese moderno, questa espressione viene impiegata prevalentemente quale sinonimo del termine inglese FOB (“freight on board”), il quale a sua volta rinvia all’immagine della merce che viene caricata sopra una nave o un treno. L’espressione viene anche utilizzata nel karate, laddove si riceve una spinta alta dal proprio avversario, cadendo così sul tappetino. In questo hokku di Issa, uwa-uke significa, con tutta probabilità, che il piattino è stato coperto e “benedetto” dai fiocchi di neve caduti dall’alto.
La neve, infatti, non si limita qui a scendere, ma viene accolta e accettata dal recipiente. Issa utilizza qui l’espressione “neve di primavera”. La primavera suggerisce “calore”, incluso quello di una donna che utilizza o ha utilizzato quel piattino e che rimanda all’immagine del suo dito bagnato dall’acqua calda che scioglie i pigmenti di colore, destinati alle labbra. In cinese, in coreano e in giapponese, la parola “primavera” viene infatti comunemente utilizzata per indicare amore, bellezza sensuale o anche attrazione erotica. Gli umidi fiocchi di neve devono aver tramutato gli strati asciutti di rossetto nel piattino in una colorazione rossa accessa, creando così un contrasto deciso con la neve, che a sua volta simboleggia il candore del trucco giapponese.
Il contrasto di colori sarebbe perfetto se questo hokku rimandasse a una visione o ad un frammento di ricordo di Issa legato alla defunta moglie, momentaneamente riportata allo sguardo e alla mente del poeta grazie al calore intenso di quel rosso sul piattino, bagnato appena dalla candida neve.

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