Toriawase e ichibutsujitate

Articolo di Hiroyuki Fukuda e Valeria Simonova-Cecon pubblicato su Haijin Italia n. 21 del 30 luglio 2014.

In linea generale, tutti gli haiku possono essere suddivisi stilisticamente in due tipi: haiku redatti secondo la tecnica della toriawase e haiku redatti secondo la tecnica dell’ichibutsujitate.

Toriawase

La toriawase (in giapponese 取合わせ) potrebbe essere tradotta come “combinazione” ed è difatti una combinazione di due immagini, elementi o concetti. Secondo le parole dello studioso Yamashita Kazumi, «una toriawase è una combinazione tra due elementi, nella quale è presente un senso di unità senza una connessione logica».
Uno haiku redatto secondo la tecnica della toriawase può essere grammaticalmente tagliato oppure no. Può, cioè, contenere o non contenere un kireji. Nella toriawase possiamo distinguere due tipi, oppure due “poli di tensione” tra immagini.
Torihayasi (取はやし, “aggiungere in armonia”), è il polo armonico: aggiungere una cosa ad un’altra per migliorare entrambe. Come, per esempio, mettere sullo stesso piatto carne e verdure.

苗代の水にちりうくさくらかな   許六
nawashiro no mizu ni chiriuku sakura kana

Cadono, galleggiano
sull’acqua del campo di riso
petali di ciliegio…

Kyoroku

Qui è presente la torihayashi tra il campo di riso pieno di acqua e i petali di ciliegio. Senza avere una connessione logica tra le due cose, si crea un senso di armonia ed unità. Il kireji kana crea una lunga pausa alla fine del verso, aggiungendo un alone stilistico ed emotivo, senza però tagliare il verso. In questo modo abbiamo la combinazione delle immagini non tagliate grammaticamente tra di loro.
Su un sito giapponese per principianti di haiku questo tipo di toriawase è illustrato con un esempio interessante. Esiste un tipo speciale di dolce fatto con pasta di riso, soia ecc., modellato in forma di fiore di sakura, fiore di pruno, foglia di acero e quant’altro. Immaginate un dolce di questo tipo, bellissimo, ma messo su un semplice piattino di plastica usa e getta. E dopo, immaginate lo stesso dolce messo su di un prezioso piattino laccato. Nel secondo caso ci sarà una sorta di toriawase tra il dolce e il piatto: una cosa attenuerà la bellezza e l’eleganza dell’altra e, nel complesso, sarà più bello di entrambe le cose prese separatamente.
Se invece mettiamo su di un piattino delicato e prezioso un po’ di pesce essiccato, per quanto bello sia il piatto, l’insieme non sarà particolarmente gradevole. Posto, invece, in un semplice cestino di paglia sembrerà ancora più gustoso.

花の雲鐘は上野か浅草か   松尾芭蕉
hana no kumo kane wa uenoka asakusaka

nuvole di fiori
il suono della campana arriva
da Ueno?.. da Asakusa?..

Matsuo Bashō

Uno haiku evidentemente “tagliato”, ma senza alcun kireji formale. Potremmo, tuttavia, dire che il taglio semantico interviene dopo la parola kumo (nuvola/nuvole), un sostantivo che in questo caso taglia il verso in luogo del kireji. Come abbia detto, però, un taglio di questo tipo non è cosi forte ed espressivo come quello creato da un kireji vero e proprio.

味噌豆の熟ゆる匂ひやおぼろ月 (中村史邦)
misomame no niyuru nioi ya oborodzuki

si cuociono
i semi di soia –
luna velata

Nakamura Fumikuni

C’è una certa similitudine tra la luna velata (tradizionale kigo primaverile) ed il vapore che esce dalla casseruola dove si cuoce il pranzo, anche se la toriawase tra un’immagine poetica come la luna ed una cosa molto prosaica come il cibo cotto è un po’ insolita. Il kireji ya coincide con il taglio semantico del verso.

さまざまの事おもひだす桜かな (松雄芭蕉)
samazama no koto omoidasu sakura kana

mi ricordano
tante, tante cose
i fiori di ciliegio…

Matsuo Bashō

Il kireji kana situato alla fine del verso non lo taglia, ma crea una pausa riflessiva. La toriawase tra i fiori di ciliegio e le cose ricordate è quindi prodotto senza tagliare il verso in due parti.

L’altro polo della toriawase è il nibutsushougeki (二物衝撃,  “lo scontrarsi delle due cose”), il polo della “marcatura”: mettere due cose insieme per creare un impatto inaspettato e nuovo.

万有引力あり馬鈴薯にくぼみあり   奥坂まや
banyūinryoku ari bareishyo ni kubomi ari

esiste la gravità universale
esistono i buchi nelle patate

Okusaka Maya

Un famoso gendai haiku (haiku moderno) che non rispetta la struttura di 5-7-5 (però il kigo c’è: patate, un kigo autunnale) ed anche un eccellente esempio di nibutsushougeki.

Tra questi due poli (la combinazione armonica e l’impatto inaspettato), possono esistere molte sfumature di tensione. Alcuni esempi contengono entrambi i principi:

囀やピアノの上の薄埃   島村元
saezuri ya piano no ue no usubokori

cinguettio di uccelli –
sopra il pianoforte
polvere leggera

Shimamura Gen

Qui abbiamo il cinguettio d’uccelli e la polvere leggera sulla superficie laccata (probabilmente nera) di un pianoforte. Potrebbe essere visto come una toriawase del vedere e udire, oppure come un nibutsushougeki tra il cinguettio e la polvere. Inoltre, la polvere leggera è in qualche modo in armonia con il cinguettio, con il canticchiare leggero degli uccelli.

オムレツが上手に焼けて落葉かな   草間時彦
omuretsu ga jouzu ni yakete ochiba kana

con maestria
ho preparato l’omelette
foglie cadenti…

Kusama Tokihiko

Che sia una specie di toriawase tra un’omelette soffice e le foglie secche? Le foglie che cadono (ochiba) sono un kigo autunnale e di solito vengono legate a sentimenti di malinconia e tristezza. Ma qui il tono dello haiku è piuttosto confortevole, quindi positivo e “accomodante”. Tutto l’insieme delle cose e delle sfumature crea qui una sensazione molto particolare, in bilico tra l’armonia e l’impatto inaspettato.

閑さや岩にしみ入る蝉の声  (松雄芭蕉)
shizukasa ya iwa ni shimiiru semi no koe

il silenzio…
penetra nella roccia
un canto di cicale

Matsuo Bashō

Qui abbiamo il kireji ya situato dopo la parola “silenzio” e il taglio creato è sia grammaticale che del significato. La toriawase è presente tra il silenzio e il canto penetrante delle cicale. Ma se sentiamo il canto delle cicale come possiamo parlare di silenzio? È il silenzio nella mente dell’autore. Secondo il concetto buddhista, esiste il silenzio perché esiste il rumore. Esiste il caldo perché esiste il freddo. Quindi possiamo veramente capire il silenzioso soltanto quando conosciamo o percepiamo ciò che è rumoroso.

襟巻をして東京の音の中   凡茶
erimaki wo shite tōkyō no oto no naka

porto la sciarpa
in questa rumorosa
città di Tokyo

Bancha

La sciarpa, probabilmente di lana, si contrappone ai rumori della città in modo indiretto ma
naturale. Il kireji formale non è presente.
Di seguito proponiamo alcuni esempi italiani di toriawase ben riuscita:

silenti case
nel freddo del mattino –
voci sul mercato

Leda Tronco

Un esempio simile al precedente, dove il taglio di significato corrisponde a quello grammaticale, con una toriawase che funziona a meraviglia.

nel plenilunio
indisturbato un gatto
si liscia il pelo

Marco Pilotto

Qui abbiamo una toriawase netto tra il gatto ed il plenilunio e l’assenza di un taglio grammaticale. Non c’è un nesso logico tra le due immagini, ma messe insieme rendono un qualcosa di inspiegabilmente “vicino”. Sarà la rotondità della luna e quella di un gatto che si curva per lisciarsi il pelo, sarà la brillantezza del plenilunio e la luce che si riflette sul pelo appena leccato dell’animale. Vi è comunque una certa assonanza tra il “plenilunio” ed il gatto che “si liscia il pelo”. La scena, indisturbata, ci fa percepire qui un plenilunio estivo.
Un famoso haijin giapponese, spiegando il principio della toriawase, disse: «In un film chiamato “haiku” il kigo sarebbe l’eroina principale, che avrebbe un legame con il suo compagno, l’eroe principale, tramite la toriawase.»
Lo haiku che viene diviso grammaticalmente non in due ma in tre parti viene detto nikuisshyō (二句一章). Meglio, quindi, evitare di scrivere facendo pause dopo il primo e, al contempo, dopo il secondo rigo.

Ichibutsujitate

Ci sono haiku che non presentano una toriawase, ma che sono basati su una sola cosa, immagine o concetto. Questo principio si chiama ichibutsujitate (一物仕立て “fatto di una cosa”). È considerato assai difficile scrivere un buon ichibutsujitate, quindi generalmente gli haiku di questo sono numericamente inferiori rispetto a quelli basati sulla toriawase.
Non hanno, ovviamente, un taglio del significato. Di solito non contengono neanche un taglio
grammaticale. Scrive utilizzando la tecnica dell’ichibutsujitate rischia di pregiudicare la freschezza dell’immagine, limitandola a una semplice metafora, creando così versi fin troppo semplicistici e piani.

春の海終日のたりのたり哉   与謝蕪村
haru no umi hinemusu notari notari kana

mare di primavera
tutto il giorno le onde
oscillano dolcemente

Yosa Buson

大蛍ゆらりゆらりと通りけり (小林一茶)
ōhotaru yurari yurari to touri keri

una lucciola grande
vola e plana, vola e plana
vola e plana

Kobayashi Issa

Entrambi gli haiku usano l’onomatopea per rappresentare i vari tipi di movimento: notari notari per le onde e yurari yurari per il volo della lucciola. Entrambi gli haiku contengono un kireji (kana nel primo, keri nel secondo) alla fine del verso, per creare una pausa con riverbero. Mentre nel primo scritto l’effetto kana sostanzia una pausa riflessiva causata dalla contemplazione delle onde, nel secondo percepiamo una specie di sorpresa: l’autore si meraviglia nel vedere una lucciola così grande volare su e giù, in continuazione.

appena nati
già nuotano i girini
nell’acqua scura

Severa Disingrini

sotto la pioggia
chiari e cristallini
i crisantemi

Marco Pilotto

tutte le foglie
in maniera diversa
giungono a terra

Maurizio Petruccioli

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