Uno hokku di Kobayashi Issa, letto da Chris Drake

足枕手枕鹿のむつまじや
ashi-makura ta-makura shika no mutsumaji ya

posando la testa
su gambe e braccia altrui
l’intimità dei cervi

Questo haiku fu scritto nel corso dell’ottavo mese lunare (tardo settembre-inizio ottobre) del 1814, anno in cui Issa intraprese il viaggio di ritorno verso la sua città natale. Durante questo periodo, egli si trovava ancora in cammino verso Edo [l’attuale Tokyo, N.d.R.], per poi spostarsi verso le regioni a nord-est. Nel quarto mese dello stesso anno Issa decise di sposarsi, ben consapevole, dunque, di come fosse fatta la vita di coppia. Era cominciata la stagione degli amori per i cervi, e Issa pare qui rammentare l’immagine di due di loro, insieme. Usa la parola matsumaji [da noi tradotta come “intimità”], termine piuttosto diffuso ai tempi di Issa che indica una condizione d’amore naturale, sincera ed intima allo stesso tempo, simbolo di un sentimento reciproco forte. Questa parola veniva spesso usata per descrivere le coppie sposate, oppure l’affetto tra i figli all’interno di una stessa famiglia. Pare dunque che Issa suggerisca qui un sentimento amoroso tra cervi assimilabile a quello che potrebbe intercorrere tra una coppia di sposi, in un’intimità che li spinge da appoggiarsi uno all’altro. L’uso della parola “braccia” ad indicare le zampe anteriori del cervo sembra essere utilizzata a scopo prettamente umoristico. Questo hokku [ai tempi di Issa si usava questo termine per definire ciò che oggi chiamiamo “haiku”, N.d.R.] al contempo evoca e si distanzia dal mondo dei cortigiani amorosi della vecchia Kyoto, i quali usavano le mani a mo’ di cuscino e abiti di broccato come coperte, come si può desumere dalle poesie waka di epoca classica. Penso, quindi, che Issa intenda qui ta-makura come “braccio-cuscino”, seguendo la classica pronuncia delle waka, arricchendo così, al contempo, il registro ritmico e musicale dello hokku stesso. Ovviamente, gli innamorati di corte non usavano poggiare le loro teste sulle gambe dell’amante.

Forse i cervi sono talmente occupati dai loro rituali di accoppiamento che Issa è in grado di osservarli per un po’ da una distanza relativamente ridotta. Poiché questi animali venivano cacciati in maniera estensiva, era infatti poco probabile che si lasciassero avvicinare dagli umani, specie nella stagione degli amori: però in alcune zone protette ciò poteva avvenire, in particolare durante la primavera e l’estate. Nel Parco dei Cervi a Nara, visitato dallo stesso Issa durante la sua giovinezza, le corna dei cervi venivano tagliate ogni autunno per evitare che si ferissero combattendo tra di loro o che ferissero coloro che si avvicinavano troppo. Nell’ottavo mese del 1814, Issa risiedeva in un’area vicina al tempio di Kashima che, come il tempio di Kasuga a Nara, considerava i cervi animali sacri, veri e propri messaggeri del dio del tempio. È quindi possibile che Issa abbia fatto una breve visita al tempio o che si sia ricordato di una visita precedente. Altra ipotesi è che potesse udire il verso dei cervi in amore nella foresta vicina, rievocando così i cervi che aveva visto a Nara o Kashima. Stava forse pensando a sua moglie Kiku, rimasta nella sua città natale?

Chris Drake, nato in Tennessee (Stati Uniti) nel 1947, ottiene il Dottorato di ricerca in Letteratura giapponese ad Harvard, insegnando successivamente Letteratura giapponese e comparata presso l’Università giapponese di Atomi per circa 30 anni. Durante le sue lezioni era solito portare gli studenti ad apprezzare e a scrivere renku. Tra le sue pubblicazioni sono presenti diversi commentari e traduzioni di renga (sia kasen di 36 ku, sia hyakuin di 100 stanze) composte da poeti giapponesi del Settecento, dell’Ottocento e del ventesimo secolo. Si interessa, in particolare, dell’opera di Kobayashi Issa, traducendo e commentando i suoi scritti nel gruppo di discussione Haikai Talk (http://www.darlingtonrichards.com/index.php/haikai-talk/).

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