Treversi, di Andrea Cecon e Massimo Govetto

Recensione alla raccolta Treversi di Massimo Govetto e Andrea Cecon (Lulu Press, 2011)

TreversiTreversi di Massimo Govetto e Andrea Cecon non è una semplice raccolta, ma un vero e proprio confronto letterario giocato sul terreno della poesia haiku. Due stili – ma, soprattutto, due visioni – all’apparenza distinte e distanti tra loro (Cecon è uno haijin di formazione, Govetto un poeta “di accezione più rilkiana”, come egli stesso ama definirsi) che proprio in quest’opera trovano il loro punto d’incontro.

Il libro si compone di due Sezioni (una per ciascun autore), le quali, a loro volta, presentano dieci haiku in triplice lingua: italiano, inglese e friulano. La reciproca dedica che i poeti si fanno in apertura di Sezione testimonia la loro profonda amicizia e la volontà di mettersi in gioco non per vanità od ostentazione, quanto, all’opposto, per ricondurre a sinallagma un’esperienza che nasce dall’individuo, ma che nell’individuo stesso non riesce ad esaurirsi, poiché troppo vasta, troppo profonda.
La propagazione di quel sentimento poetico maturato nella quiete solitaria (wabi 侘) cui ogni uomo è chiamato lungo l’asse del fūryū 風流 sconfina oltre quegli spazi che gli stessi autori avevano a priori stabilito, contribuendo a definire un’opera che, pur preservando le peculiarità stilistiche del singolo, acquista all’atto della lettura un’unitarietà a tratti sorprendente.

La forma, aderente al canone metrico sin dagli esordi negli haiku del Cecon, pare modellarsi gradatamente sotto gli occhi del lettore per quanto concerne gli scritti del Govetto, quasi fosse l’esperienza stessa a comprimere la parola, approssimandola al silenzio. Si passa, così, da componimenti che ancora conservano tracce evidenti dell’io poetico (primo Novembre–/la rosa sulla lapide/più fredda del mio dolore) ad opere in cui ogni distinzione tra percipiente e percepito viene trascesa, in favore di una ricostruzione più sottile (hosomi 細身) ma egualmente intima:

glesie gremide
nol jè puest pe ombrene
dal mendicant

chiesa gremita
non c’è posto per l’ombra
del mendicante

La presenza di un riferimento stagionale (kigo 季語/kidai 季題) è un’altra discriminante nel confronto tra i due protagonisti. Così, mentre negli scritti del Cecon emerge nitido quel sentimento stagionale (kikan 季感) che deriva dal suo immergersi nel mondo, abbandonando ogni forma di attaccamento (spiaggia deserta–/le reti sono piene/di tramontana), in quelli del Govetto, pur intrisi di un’attenzione alle cose (mono 物) sempre viva e originale, si avverte un senso di attesa, una sospensione (voluta) dal significato che tuttavia resiste alla tentazione di legarsi ai mutamenti stagionali, per abbracciare evoluzioni più ampie:

un necrologi
sul gjornâl di uè
duâr un barbon

un necrologio
sul giornale di ieri
dorme un barbone

L’impiego dei due trattini (“- -“) in funzione di stacco (kire 切れ) sostanzia una forma ibrida di cesura tra il trattino “-” (impropriamente impiegato, nella prassi, quale succedaneo dei kireji 切れ字) e la lineetta “‒”, vero e proprio segno di punteggiatura largamente utilizzato in Occidente, specie alla fine del primo verso. È dunque verosimile la volontà, da parte degli autori, di voler manifestare anche graficamente un processo in continua evoluzione, uno sviluppo (rectius, una trasformazione) ancora non compiuto, e del quale ciascun lettore è al contempo testimone e protagonista. Ma la spinta verso una forma esatta è solo apparente. Quella scintilla colta da Cecon e Govetto, che pure ha aperto un varco nella dimensione del ma (間) è destinata a richiudersi, ripiegando su se stessa fin quasi a scomparire, lasciando solo l’intuizione di un mistero (yūgen 幽玄) che nemmeno lo haijin più esperto potrà mai penetrare del tutto. E proprio in questo risiede il fascino dello haiku: nell’intravedere un senso senza mai afferrarlo, nel suggerire qualcosa cui non ci si è nemmeno approssimati, ma che viene percepito – più che mai vivo e presente – lungo l’asse della propria esperienza:

notte di ghiaccio,
l’eco di una campana
apre il cielo

Andrea Cecon

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